sabato 1 luglio 2017

visita al Lebbrosario di Oifidi



Padre Virginio, della Missione  Omupanda, vicino a Ondjiva, da anni segue il Lebbrosario di Oifidi e qualche tempo fa, approfittando di un periodo di studio a Roma, ha cntattato la ong AIFO, specializzata nell’assistenza ai lebbrosi, per chiederne il sostegno.
AIFO non ha progetti nei dintorni e quindi ha chiesto al CUAMM di effettuare un sopralluogo e il CUAMM ha girato a noi la richiesta.
Quindi abbiamo saputo che chi piú segue il Lebbrosario é Suor Dionisia, Superiora del Convento di Ondjiva delle Suore Benedettine di Oshikuku; con lei abbiamo concordato che ci accompagnasse nella visita e martedí 27 Giugno io e Laura Villosio, che a Chiulo si occupa dei 32 dispensari periferici, siamo andati al Lebbrosario.Durante la visita si é fermato brevemente a parlare con noi il Padre diocesano João de Deus Mandume, della Missione di Omupanda, casualmente presente sul posto.


S. Dionisia, P. Mandume e D.ra Laura
Il Lebbrosario di Oifidi si trova a circa 7 Km dalla cittá di Ondjiva, il capoluogo della Provincia del Kunene, in Angola. Per la pastorale, appartiene alla Parrocchia della Missione di Omupanda
  
I nuovi casi di lebbra sono ormai rari anche in Angola (a Chiulo ne arriva in media 1 al mese) ma restano molti vecchi lebbrosi, con gravi invaliditá dovute alla fase attiva della loro malattia: cecitá, amputazioni delle estremitá, continue ferite e ustioni delle aree di pelle rimaste insensibili. Il Lebbrosario segue 110 di questi ex-lebbrosi. Di questi, solo 3 vivono nel Lebbrosario p.d. mentre gli altri abitano con le loro famiglie, nelle immediate vicinanze del Centro. La Suora ritiene che sia opportuno mantenere i lebbrosi nelle loro famiglie, evitandone il piú possibile l’istituzionalizzazione ma nello stesso tempo favorendone la socializzazione facendogli frequentare il centro per usarne i servizi, cosí da evitare l’isolamento in famiglia.
Il Lebbrosario occupa un ampio terreno dove restano i ruderi delle originarie 3 abitazioni in muratura, negli anni scorsi sostituite dal Governo con 3 baracche metalliche, troppo calde di giorno e troppo fredde di notte.  All’interno delle baracche vivono i tre lebbrosi residenti, in condizioni igieniche pessime, sia a livello personale che come abiti, letti (materassi di gommapiuma stesi sul  terreno e vecchie coperte, il tutto incredibilmente sudicio) e ambiente interno alle loro stanze.


I vecchi alloggi in muratura, ormai ridotti a ruderi


I nuovi alloggi, in lamiere metalliche su basamento di cemento (che fa da pavimento alle camere). All’esterno stazionano i Lebbrosi residenti e i familiari che li vanno a visitare.

Il Lebbrosario consta anche di altri edifici in muratura: uno piú piccolo, che ospita una delle 4 classi elementari della scuola locale, l’altro, molto grande, in buona parte occupato da un ampio spazio coperto ma senza pareti, ex-refettorio del Lebbrosario e ora usato per distribuzione alimenti e Messe, mentre l’altra estremitá, in via di crollo, ospita il Centro di Salute: due camerette dove un’infermiera governativa tutti i giorni lavorativi arriva da Ondjiva, per curare e medicare i malati dell’intera zona, col pochissimo materiale che ha a disposizione.


Da sinistra: aula scolastica in lamiera, aula in muratura;
piú distanti due degli alloggi vecchi.


L’ex-refettorio. All’altra estremitá ha sede il Posto di Salute.





Il Posto di Salute – Esterno



L’interno del Posto di Salute, con l’Infermiera e i pochi farmaci a disposizione.

Infine in altre baracche metalliche sono ospitate le altre 3 classi elementari della scuola i cui Insegnanti, peró, quando possibile fanno lezione all’aperto, all’ombra degli alberi.


Una delle classi scolastiche in lamiera.



Si preferisce far lezione sotto gli alberi.

Il centro oltre ad ospitare i 3 lebbrosi, é frequentato dagli altri 107 lebbrosi che abitano con le loro famiglie nelle immediate vicinanze e dai parenti di tutti (figli, nipoti e bisnipoti), nonché dagli altri bambini della zona per seguire i primi anni degli studi elementari (dopo devono andare nelle scuole della vicina Ondjiva).
Il centro é privo di elettricitá e riceve l’acqua dalla vicina casa del P. Mandume (che peró abita nella Missione di Omupanda, a circa 15 Km di distanza), che la pompa da un pozzo profondo quando ha i soldi per comprare il combustibile per il piccolo generatore elettrico; in questo caso l’acqua arriva ad un rubinetto posto presso le baracche-abitazioni; quando questa acqua di pozzo non é disponibile per mancanza del combustibile, i parenti dei lebbrosi durante la stagione delle piogge devono andare ad attingerla in uno stagno distante poche centinaia di metri mentre nella stagione secca bisogna arrivare ad Ondjiva.


In fondo: casa di P. Mandume (che non vi abita);
in mezzo: l’orto col suo serbatoio per l’irrigazione.
Per l’alimentazione dei lebbrosi Suor Dionisia puó contare solo sul cibo donato spontaneamente dagli altri Parrocchiani, e da loro consegnato direttamente alle Suore o alla locale Caritas, che poi lo mette a disposizione della Suora; tali donazioni sono quindi irregolari per frequenza, tipologie di alimenti e loro quantitá. Nulla viene dato dal Governo. Le Suore Benedettine a loro volta sono troppo povere per fare di piú: la loro Comunitá é costituita da 17 Aspiranti e 6 Suore, di cui solo 3 lavorano (2 come insegnanti e 1 come infermiera nell’Ospedale governativo) e mantengono tutte e 23.
Abbiamo anche visitato alcune abitazioni dei dintorni: le piu povere sono costituite solo da capanne tradizionali, di fango secco con tetto di paglia, ogni capanna dedicata ad un diverso uso (dormire, cucinare, mangiare, ricevere ospiti) il tutto racchiuso in un recinto e circondato dai campi di miglio, sorgo, zucche e poco altro. Altre case, di persone che hanno un lavoro retribuito in cittá, oltre alle capanne suddette, possono permettersi anche un edificio in blocchi di cemento, con una o due stanze al loro interno.




Le case piú povere, costituite da gruppi di semplici capanne tradizionali con il recinto che le separa dalle altre famiglie. In primo piano i campi di sorgo, dopo il raccolto.



Le capanne tradizionali viste dall’interno del recinto.





La casa di una famiglia meno povera, con capanne tradizionali ma anche una costruzione in blocchi di cemento. In primo piano i campi di miglio e sorgo.


Nel terreno tra il Lebbrosario e la casa di P. Mandume é stato allestito un orto che peró avrebbe bisogno di irrigazione artificiale nei 6 mesi della stagione secca.


L’orto del Lebbrosario con il serbatoio per la sua irrigazione

Abbiamo quindi informato l’AIFO che i bisogni principali ci sembrano questi:
     1.  Un intervento edile una tantum per riparare il Posto di Salute e gli altri edifici in muratura recuperabili.
2.    Una piccola fornitura annuale di bidoni e bacili di plastica, guanti ad uso domestico, grembiuli, scope e altro materiale per le pulizie.
3.    Una piccola fornitura mensile di detersivi per la persona, il vestiario e i piatti.
4.    Un kit alimentare mensile per i 63 lebbrosi piú poveri, affinché non siano troppo di peso per le loro povere famiglie; per gli altri, secondo Suor Dionisia, sarebbe sufficiente un kit simbolico, per mantenerli in contatto col Lebbrosario e mantenerne la socializzazione.
5.    Un rifornimento mensile o trimestrale di farmaci e materiale di medicazione di base, da mettere a disposizione dell’Infermiera governativa per tutti gli abitanti della zona, lebbrosi e non.
6.    Un rifornimento mensile di combustibile per permettere a P. Mandume di pompare l’acqua verso il Lebbrosario, modesto nella stagione delle piogge, piú consistente nella stagione secca per irrigare l’orto.
7.    Una “vigilante” presente al mattino nei giorni feriali per effettuare le pulizie degli alloggi (e dei panni) dei 3 lebbrosi residenti, del Posto di Salute e dell’ex-refettorio.

A questi, abbiamo ritenuto doveroso da parte nostra aggiungere un ulteriore punto, non espresso dalla dignitosissima Suor Dionisia:
8. 8.  Un modestissimo contributo annuale alle Suore Benedettine di Oshakuku, per assicurazione, manutenzione e parte del combustibile del loro malandato veicolo fuoristrada.

   

    


     Suor Dionisia alla fine ci ha invitati nel suo Convento, costruito grazie all'associazione "Chiesa che soffre" (!): ci ha fatto visitare il piccolo edificio, ci ha offerto acqua e succhi di frutta e quando le abbiamo chiesto cosa poteva essere utile alla Comunitá di cui é la Superiora, ci ha chiesto .... una macchina per fare le Ostie piú grande di quella che ha (che fa una grande ostia al centro e 10 normali tutte intorno) .... benedetta Benedettina! ma se hai 23 persone da sfamare, vestire e mandare a scuola!
     


      






Speriamo che AIFO riesca ad aiutare il lebbrosario. Il Cuamm non puó farlo perché é giá oberato dal peso dell’Ospedale di Chiulo, ormai in agonia per mancanza di farmaci e altri prodotti di consumo: in Sala Parto da settimane le ostetriche lavano e riusano i guanti non sterili per assistere le partorienti; gli altri reparti cercano di farne a meno. La lista di ció che manca sarebbe lunghissima e siamo giá abbastanza depressi noi, non c’é bisogno di contagiare anche voi che leggete il blog.
Cari saluti a tutti.
Marco




giovedì 8 giugno 2017

Far felice Felismina Maria

In questi giorni ci sono stati consegnati i nuovi locali per il Servizio che si occupa delle persone con HIV e AIDS, il CATV (Centro de Aconselhamento e Testagem Voluntario, cioè Centro per il Counselling e l’esecuzione dei Test Volontari per l’HIV-AIDS).
Finora il CATV era ospitato in un container fornito nel 2008 dall’Unicef, già completamete attrezzato. Ormai segue oltre 500 pazienti e i locali in cui è suddiviso, due ambulatori, 1 laboratorio e un gabinetto, erano sempre stati troppo piccoli. Ultimamente peró il pavimento di legno, marcendo, in più punti ha ceduto e, malgrado le assi e i compensati appoggiati qua e là come toppe, la 50enne capo-sala Felismina Maria, l’infermiera Basilia e il laboratorista Altino, che ne costituiscono lo staff, rischiavano continuamente di sprofondare; si temeva anche la possibile comparsa di qualche pericolosa vipera e altri sgraditi ospiti.

 Il container del vecchio CATV

 L'interno del vecchio CATV col pavimento marcito

 Visto anche che Felismina è davvero in gamba e che fa il suo lavoro con grande impegno e dedizione, al di là del semplice dovere di lavoro, abbiamo voluto riconoscere il valore di questa minuscola unità mettendogli a disposizione dei nuovi locali. Il Cuamm ha trovato, tra le pieghe dei bilanci dei vari progetti in corso, i soldi necessari (un po’ troppi, visti i costi dei materiali in Angola e che comunque non potevano essere usati per farmaci o altre spese più urgenti), l’Ospedale ha individuato l’impresa che avrebbe realizzato i lavori e i locali inutilizzati che potevano essere ristrutturati e voilà, dopo un paio di settimane, venerdì scorso Felismina, accompagnata dai membri della Direzione dell’Ospedale e dall’imprenditore che ha eseguito i lavori, ha potuto visitare i locali dove dovrà trasferire tutti i suoi arredi e attrezzature.

Anch’io, come rappresentante del Cuamm e facente parte della Direzione, ho partecipato a questa visita: da un punto di vista “europeo” la nuova sistemazione ha molte pecche, visto anche quanto è venuta a costare, ma Felismina aveva un sorriso radioso: 4 locali ampi, luminosi, con illuminazione e prese elettriche; anche i due condizionatori installati nel container Unicef sono già stati montati in altrettanti locali della nuova sede, locali che comunque sono tra loro ampiamente comunicanti perché sotto il tetto inclinato di lamiere ondulate non c’è un controsoffitto; le pareti divisorie interne sono di semplice cartongesso sottile e le aperture che permettono di passare da un locale all’altro sono prive di porte (sarebbero costate troppo e comunque l’intelaiatura portante del cartongesso non le avrebbe rette) e verranno chiuse da tende; ho suggerito che, per la privacy, venga installata anche una radio che trasmetta in continuazione musiche angolane come sottofondo sonoro, così che le conversazioni con i vari pazienti non possano essere udite dagli altri in attesa o presenti negli altri locali. In futuro bisognerebbe intonacare le pareti esterne e potrà essere aggiunta una tettoia esterna che faccia da sala d’attesa accessoria ma soldi non ce ne sono piú.

.Il nuovo CATV









Nuovo CATV  - Felismina Maria e una sua paziente con figlio in uno dei 2 locali per i colloqui e la consegna dei farmaci



Insomma si poteva fare meglio ma evidentemente qui non se ne rendono conto e comunque, dall’espressione di Felismina, è già mooolto meglio di prima. Basta accontentarsi.
Cari saluti a tutti.

Marco

domenica 14 maggio 2017

Due settimane normali

Carissimi,
queste prime due settimane di maggio sono trascorse più tranquille, cioè con i soliti problemi.
Molto del mio tempo lo passo a raccogliere statistiche sull’attività svolta in ospedale (alle attività del territorio fortunatamente ci pensano Laura e Barbara, rispettivamente per la salute materno-infantile e la denutrizione dei bambini). I dati da raccogliere in parte sono quelli raccolti routinariamente dall’infermiera Jacinta, che mi sembra molto attenta e accurata ma che si trova spesso di fronte a registri dove le attività sono riportate in modo incompleto o con scrittura o abbreviazioni incomprensibili. Altri dati invece li dobbiamo raccogliere io e gli altri cooperanti del Cuamm perchè richiesti dai progetti che dobbiamo realizzare per assicurare all’ospedale medici, farmaci e altri prodotti necessari; l’impressione, però, è che col tempo e con l’avvicendarsi dei progetti, i dati da raccogliere si siano man mano aggiunti (anzichè sostituirsi) e ora se ne devono raccogliere centinaia senza un chiaro motivo: un po’ come quel soldato che negli anni ’90 faceva la guardia ad una panchina e quando finalmente qualcuno si chiese perchè, investigando sulla questione, scoprì che era così dal 1912 quando per una visita di Re Vitt. Emanuele III venne messo un soldato perchè la panchina di allora era stata appena dipinta e non si voleva che qualcuno degli ospiti vi si sedesse (non so se l’episodio sia vero ma comunque è verosimile).
Altra attività che mi prende molto tempo sono le riunioni: tutte le mattine, alle 8 e per 30-60 minuti, con la Direzione, i medici e i capo-sala per l’aggiornamento su cosa è successo in ospedale nelle 24 ore precedenti; nelle due settimane passate la Direttora ha stabilito che le riunioni, invece che nell’apposita sala dell’edificio della Direzione, si tenessero a rotazione nei vari reparti e servizi, per approfondire a turno i problemi di ogni settore; il lunedì mattina c’è poi la riunione del Comitato di gestione (Direzione e medici angolani)  per decidere su come affrontare i problemi dell’ospedale. Il giovedì mattina riunione col team economico-finanziario (con Direttora, Direttore amministrativo, e i due contabili dell’ospedale) per stabilire cosa fare dei quattro soldi disponibili; p. es. giovedì scorso erano disponibili 2.700 € sui conti in banca, più 1.250 € incassati dai pazienti la settimana precedente e altri 2.750 € dati dal Cuamm come contributo mensile per un totale di 6.700 €;si è quindi stabilito di usare 1.000 € per comprare il combustibile per auto e generatori, 1.900 € per pagare gli stipendi di gennaio a 1 medico e 7 altri dipendenti (gli altri aspetteranno ancora) e via via altre spese minori (neanche un farmaco), lasciando però in cassa 3.150 € per eventuali imprevisti ... ecco questa è la lacrimevole situazione finanziaria di un ospedale da 200 letti!
Infine la riunione del venerdì alle 16 tra noi del Cuamm: ci scambiamo informazioni sulle attività della settimana che viene, in particolare chi va dove, per eventuali spese da fare approfittando di viaggi nei capoluoghi di provincia e regione. E poi segnalazioni di farmaci che non ci sono più o stanno finendo o stanno arrivando; di farmaci, reagenti di laboratorio e altri prodotti prioritari da comprare, magari in piccole quantità ... e allora Paolo, il nostro amministratore, ci aggiorna su cosa hanno in cassa i vari Progetti in corso e, eventualmente, si fa una colletta tra noi per raccogliere qualche centinaio di € per gli acquisti più urgenti, spesso usando quei soldi che ad alcuni di noi sono stati affidati da parenti, amici e colleghi prima di partire dall’Italia.
La scorsa settimana una riunione particolarmente difficile, a momenti tesa, con tutti i medici “ospedalieri” nel nostro gazebo-riunioni: si discuteva, per l’ennesima volta, della difficile situazione delle nostre tre pediatre e del troppo lavoro che devono fare. Dalla discussione sono però venuti suggerimenti dai tre colleghi angolani e dalla ginecologa lombarda (e da me) su come organizzarsi meglio ma la pediatra titolare, spagnola, non accetta di affidare agli infermieri buona parte dell’attività che in Europa fanno i medici e quindi si dovrà attendere l’imminente arrivo del pediatra italiano che la sostituirà per tornare a un’organizzazione più africana, più adatta a questo contesto: ci si deve adattare alla situazione e non cercare di adattarla alle nostre precedenti esperienze ... ma non tutti ci riescono. Intanto lei e le due specializzande in pediatria che l’affiancano continueranno a sfiancarsi di lavoro, notte e giorno, a volte dalle 5 a ben oltre la mezzanotte; mi dispiace per le specializzande non solo perchè così lavorano troppo ma perchè avrebbero potuto sperimentare una diversa organizzazione del lavoro e avrebbero potuto dedicarsi piuttosto al miglioramento di quei settori (centro denutriti innanzitutto, ma anche l’ambulatorio per esterni) che pare lavorino piuttosto male.
Infine ci sono le visite ufficiali di varie delegazioni: è venuto il Vice-Governatore con un corteo di 10 fuoristrada per promettere che varie costruzioni, iniziate negli anni scorsi e mai finite per esaurimento dei fondi, verranno completate prima di agosto, quando ci saranno le elezioni presidenziali. Due giorni dopo è venuto l’impresario cinese che dovrà completare questi lavori. Poi è venuto un funzionario del Fondo Sovrano dell’Angola, un govane e simpatico  ingegnere elettro-meccanico di Luanda, che doveva rendersi conto di un progetto da loro finanziato, molto importante per l’ospedale e che sta terminando, per il quale chiediamo un ri-finanziamento per tre anni; il poveretto non era mai stato quaggiù nè in un posto povero e desolato come il Cunene, quindi è rimasto molto colpito dalla situazione e dagli sforzi che stiamo compiendo in campo sanitario a favore di madri e bambini: i progetti che vengono presentati al Fondo sono però numerosi e chissà se il nostro, senza particolari appoggi politici, sarà adeguatamente apprezzato.
E poi ci sono tanti piccoli colloqui: il caposala dellle vaccinazioni chiede un foglio di calcolo per fare le statistiche mensili e chiede di ripristinare la presenza di un’ostetrica che visiti le gravide quando loro vanno a fare le vaccinazioni sul territorio (servizio interrotto da quando i parti in ospedale sono raddoppiati senza che sia aumentato il personale della Maternità; e ho scoperto che in Maternità c’è una sola ostetrica diplomata: le altre sono infermiere o neanche infermiere che hanno appreso in reparto i rudimenti dell’ostetricia!); il capo del settore statistica, che sta ancora usando i fogli di calcolo che avevo fatto nel 2011, chiede di riunire i fogli di calcolo di 3 mesi in modo che vengano automaticamente calcolate le statistiche trimestrali; il personale della Farmacia per esterni e del Deposito farmaci non hanno neanche idea di cosa possa essere il “consumo mensile medio”, così come i caposala non sanno stimare quanti farmaci richiedere per coprire i 3-4 giorni successivi, potendo fare le richieste al Deposito solo due volte per settimana. Insomma una marea di piccoli problemi.
Quindi un lavoro non avventuroso, alla Indiana Jones, ma che anzi potrebbe essere noioso se non ricordassi sempre a me stesso che sto cercando le teste giuste, le persone con la mentalità giusta, per appoggiarle e formarle in modo che possano prendersi carico a lungo di questi settori e attività che non sono direttamente in favore dei pazienti ma che sono necessarie per assicurare a medici e infermieri l’essenziale per lavorare decentemente con i malati.
Solo due foto per mostrare il gazebo dove ci riuniamo noi del Cuamm il venerdì pomeriggio: nella panoramica dietro al django, un po' a sinistra, c’è la mia casa e più a sinistra la casetta e le altalene per i bambini di casa e i loro amici locali. Nell’altra foto si vedono Laura (piemontese, progetto Materno-Infantile nella provincia di Ombadja) e Barbara (friulana, progetto Denutrizione nelle Provincie di Ombadja e Cahama più il Centro Speciale Denutriti della capitale regionele), che spesso vengono a trovarmi per mettermi al corrente delle loro attività e condividere idee.
Cari saluti a tutti.

Marco

domenica 30 aprile 2017

Una giornata tra le paludi

Carissimi,
sono passati alcuni giorni dal post precedente e ho nuove cose da raccontare, approfittando del lungo weekend del 1º Maggio.
Martedì 25 sono andato a fare un lungo giro, 8 ore su strade sterrate (e pranzo saltato!), incrociando in tutto 4 auto, per visitare 3 strutture periferiche gestite solo da infermieri. Mi sono limitato ad accompagnare Laura, la dottoressa che ha l’incarico di seguire e sostenere le 31 strutture  di questo tipo presenti nella nostra provincia, visto che la Direzione Provinciale di Salute non ha i mezzi di trasporto per fare la supervisione.
Laura, accompagnata da 2 o 3 infermiere messe a disposizione dalla Direzione, sta quindi visitando ogni volta 2 o 3 di questi centri per fare il censimento delle risorse e dei bisogni di ognuno. Siamo quindi andati verso sud, verso il confine con la Namibia, aggirandoci su piste che zigzagano tra innumerevoli pozze, stagni e vaste paludi lasciati dalle piogge che stanno finendo; distese di acqua anche vaste 1 o 2 Km ma probabilmente poco profonde: non ne abbiamo certo controllato la profondità per paura di restare impantanati nel fango e per questo abbiamo dovuto fare innumerevoli giravolte per aggirare pozze grandi e piccole. Dall'acqua spuntavano fili d’erba verde pallido, in certi punti più fitti, a formare isolotti, in altri punti più radi, e allora trovavano posto colonie di piccole ninfee, ognuna col suo grande fiore bianco. Qualche isolato trampoliere, aironi cinerini e bianchissime aigrette, volava via disturbato dalla nostra grossa e rumorosa Toyota Land Cruiser: ormai gli unici animali selvatici che si possono incontrare.
Le tre strutture periferiche erano profondamente diverse tra loro.
A Osonjii si trattava di una capanna tradizionale fatta di tronchi d’albero infissi verticalmente nel terreno a formare una parete piena di fessure, con il tetto di paglia e il pavimento in terra battuta. Il locale era diviso in due parti da una stuoia: in una parte avvengono le visite degli utenti, l’altra metà della capanna fa da magazzino. Era presente una sola infermiera, in camice bianco, mentre l’altra era in ferie. Farmaci in gran parte finiti; bilancia e apparecchio per la pressione fuori uso. Malgrado la pochezza della struttura e del materiale disponibile, l’impressione era positiva: la capanna era pulita e ordinata, l’infermiera sembrava preparata e aveva avuto anche una formazione specifica per seguire i parti normali e mandare in ospedale quelli che normali non sono.
Il Posto di Salute di Osonjii - esterno
Posto di Salute di Osonjii - interno con Infermiera e supervisori

Ci siamo spostati poi a Ndeitotela dove invece abbiamo trovato una bella costruzione in muratura con grondaia su uno degli spioventi, per raccogliere l’acqua piovana e inviarla ad un grosso serbatoio sotterraneo, purtroppo vuoto perché evidentemente deve avere grosse crepe che lo rendono inutile. L’interno del posto di salute ha 4 locali principali, non molto ampi (sala parto, stanza pre-post parto con 3 letti, infermeria e stanza visite per malattie comuni) più un piccolo deposito per farmaci e altri materiali. Anche qui una sola infermiera che è arrivata subito dopo di noi, quindi verso le 10 del mattino, perché abita lontano malgrado che accanto al centro di salute vi siano alloggi per due infermieri con famiglia. Anche qui pochi farmaci disponibili e attrezzature di base fuori uso. Presenti però pannello fotovoltaico che alimenta il frigo dei vaccini e le lampadine a soffitto. All'esterno una decina di persone aspettavano che iniziasse l'attività, segno di fiducia nel personale del centro. Quindi qui la struttura sembra adeguata, bisognosa di pochi interventi, principalmente la riparazione del serbatoio o l’installazione di un serbatoio in plastica su una base in muratura, dove raccogliere l’acqua piovana durante la stagione delle piogge e da far riempire ogni 1 o 2 settimane con una cisterna durante la stagione secca, con acqua proveniente da Xangongo, distante una 40ina di Km.
 Ndeitotela - retro 
Ndeitotela - Ingresso con verandina

Infine Okanautoni (Cuamato su Google Earth), la vera destinazione della mia uscita perché è una localitá che avevo sentito nominare tante volte e che mai avevo visitato. Si tratta di una grossa Missione con 1 Padre e 5 Suore Dorotee, tutti angolani e tutti impegnati nella scuola che fa parte del complesso, molto apprezzata nei dintorni per la serietà degli studi. Il centro di salute in realtà è un piccolo ospedale, retto da 5 infermiere governative guidate con fermezza da Dona Modesta. Vari locali ampi ed alti, luminosi e puliti (addirittura con pareti piastrellate fino a 1,5 m. dal pavimento!); purtroppo i letti sono quasi tutti privi di materassi mentre i pochi materassi di gommapiuma presenti non hanno più l’involucro di plastica e quindi sono estremamente sporchi, impregnati da anni di liquidi biologici di ogni tipo; e, soprattutto, i letti erano quasi tutti vuoti, mentre in passato il centro era affollato di malati: perché? Accanto al centro due Case di Attesa per partorienti: una in muratura é vuota perché pericolante ma si potrebbe riparare; l’altra è una tettoia metallica che abbiamo fatto costruire l’anno scorso e dove le donne a termine di gravidanza e i loro accompagnatori vivono nelle rispettive tendine, per proteggersi da eventuali intemperie e dalle onnipresenti zanzare. Una grossa sterilizzatrice a vapore giace all'esterno del Centro dal 1999 senza aver mai sterilizzato niente; l’ambulanza, a cui mancano due ruote, è bloccata da una parte, in attesa di tempi migliori.

 Centro di Salute di Okanautoni

Okanautoni - interno con tendine

 Okanautoni - retro con ambulanza fuori uso

Okanautoni - Case di Attesa vecchia e nuova

 Okanautoni - interno della nuova Casa di Attesa

 Okanautoni - la sterilizzatrice mai usata


Di Okanautoni é l’anziano Padre Walipo, il Vicario del Vescovo e il religioso che più direttamente segue l’ospedale di Chiulo per conto appunto del Vescovo. E della sua famiglia fanno parte anche la Diretora Generale Judithe (nipote), zia Teresinha (sorella) e tanti altri lavoratori dell’Ospedale, costituendo così la principale delle 3 famiglie egemoni di questa istituzione. D’altra parte la località é piccola e alla fine si fa parte di una o l’altra delle poche “famiglie estese” presenti. Purtroppo l’infaticabile P. Walipo non l’ho incontrato ma spero di farlo prossimamente, magari quando verrà a trovarci nei suoi giri per tenere sotto controllo questa vasta Diocesi.

Gli altri giorni passano cercando dove trovare farmaci e reagenti di laboratorio a buon prezzo, da comprare quando avremo qualche soldo da spendere, e in riunioni e colloqui un po’ con tutti, per cercare di risolvere i tanti e diversi problemi dell’Ospedale; purtroppo molti hanno delle aspettative nei miei confronti assolutamente fuori dalla realtà, sperando che io possa risolvere chissácché: ma mica sono Mandrake!

Venerdì mancava solo l’assemblea dei lavoratori per discutere del nuovo Regolamento dell’Ospedale: altro pranzo saltato!

Inserisco qualche foto delle 3  strutture visitate e dell'assemblea, così ci si può rendere l’idea di come si presentano queste realtà.
Cari saluti a tutti e ringrazio particolarmente chi é riuscito ad inserire dei commenti nel blog.

Marco 

sabato 22 aprile 2017

La sfida si rinnova

I due colleghi medici angolani oggi hanno dovuto raggiungere Ondjiva, la capitale della nostra Provincia, per unirsi ai loro colleghi e formare un team per le emergenze sanitarie, visto che in città è arrivato il candidato MPLA alle elezioni presidenziali di agosto, cioè il presidente in pectore, visto che l’MPLA ha vinto sia la guerra civile che tutte le elezioni successive. In previsione comizio e assemblea popolare ma non dovrebbero esserci problemi, qui mi sembra siano tutti per quel partito e nessuno vuole che ricominci la guerra civile.
Quindi mi hanno chiesto di prendermi cura io dei loro pazienti, gli adulti di Medicina e Chirurgia, sia uomini che donne.
E così stamattina mi sono messo la divisa bianca, mi sono fatto prestare un fonendo dalla Pediatria perchè non trovavo il mio, e ho cominciato il giro della cinquantina di malati ricoverati nelle due sezioni.
Per fortuna uno dei due medici, il dr. Ivo, mi aveva preparato una lista dei casi e questo mi ha aiutato molto, come molto mi hanno aiutato i vari gentilissimi infermieri, ai quali chiedevo quali farmaci fossero disponibili a seconda dei casi e quali dosaggi usassero di solito ... perchè io i dosaggi proprio non me li ricordo, dopo questi anni in Italia, passati a vaccinare bambini sani.
Insomma a me è andata bene.
Meno ai pazienti: ci sono vari casi di asma, varie ferite che fanno quotidianamente medicazioni nella Piccola Chirurgia, retta solo dagli infermieri, ma ci sono anche tanti casi di AIDS con e senza tubercolosi. E mentre i farmaci per l’AIDS li abbiamo perchè il Ministero riesce a inviarli regolarmente, per la tubercolosi i pazienti se li devono comprare privatamente perchè noi non ne riceviamo da giugno. Tra le donne credo di aver trovato un caso di scabbia “norvegese”, la forma che prende la scabbia nei malati di AIDS che, non avendo più in sistema immunitario valido, invade tutto il corpo, incluso il capo, che invece la scabbia normale lascia indenne. Se è così basterà trattarla con l’apposita pomata ma, dopo averla toccata ed esaminata per vari minuti, se non me la prendo stavolta, la scabbia non me la prendo più: la “norvegese” è contagiosissima!
E poi casi di ascite di cui non riusciamo a capire l’origine per mancanza di analisi adeguate: cirrosi epatica o tubercolosi peritoneale o cos’altro? Uno degli uomini con ascite è poi morto improvvisamente nel pomeriggio, mentre si alzava per andare al bagno! E poi anche anemie molto gravi, con o senza AIDS. Anzi uno dei 2 prigionieri del Penitenziario di Peu-Peu ricoverati ha un’anemia gravissima (2,3 gr, per chi se ne intende) senza un motivo particolare, a parte il solito AIDS; dato che non si riesce a telefonare al Penitenziario affinchè mandino qualcuno a donare il sangue, allora ho chiesto di farlo alla specializzanda in Pediatria, se se lo sentiva; naturalmente ha detto di si e quindi l’ha donato sia per il povero carcerato che per una bambina che intanto era arrivata, con grave anemia malarica.
Al Banco de Urgéncia è anche arrivata una giovane donna che da 2 settimane sanguinava dalla bocca e da due giorni anche dal naso. Ho cercato di vedere cosa avesse in bocca o nel faringe ma niente, con la piccola torcia che avevo in tasca non si vedeva niente e poi lei non riusciva ad aprire bene la bocca. Ho chiesto di controllare l’emoglobina ma, essendo pomeriggio,  il generatore era spento e quindi l’apparecchio per l’emoglobina non funzionava. Ma com’è possibile visto che è un apparecchietto che sta in una mano? Sono andato in laboratorio a controllare e effettivamente mancavano le batterie stilo e l’altra fonte di energia, tramite trasformatore e cavo elettrico, non era utilizzabile perchè non c’era elettricitá, cosí sono andato a casa a prendere le 4 batterie necessarie, le ho prestate alla laboratorista che cosí ha potuto verificare l’anemia: altra trasfusione urgente! Io avevo cominciato a visitare la donna così com’ero ma l’infermiera mi ha bloccato e mi ha fatto indossare guanti e mascherina: ha ragione lei, AIDS, Ebola e compagnia sono sempre in agguato. Grazie anche a te, Jacinta!
Intanto nel corridoio aperto, tra i Reparti, ho incontrato la Pediatra titolare: era furibonda perchè ha trovato che a un bambino che aveva salvato con grande difficoltà nei giorni scorsi stavano facendo un clistere di medicina tradizionale proprio di fronte alla porta d’ingresso della Pediatria. Mentre mi spiegava il tutto insultava la madre e l’anziana guaritrice (che non erano lì, per fortuna) con epiteti irripetibili; ho cercato di calmarla e poi ne riparleremo, quando sarà più calma: la giovane madre stava facendo del proprio meglio, aggiungendo la medicina tradizionale a quella che offriamo noi, senza rendersi conto, data la sua ignoranza, che spesso le due medicine insieme sono in conflitto tra loro ed è molto probabile che usarle entrambe porti solo a peggiorare  la situazione ... la nostra Pediatra la prende quasi come fosse una cosa personale ma cosí non è, bisogna farsene una ragione, ci vorranno decenni e una scuola che funzioni perchè le cose migliorino e d’altra parte anche in Italia tanta gente ancora si rivolge a ciarlatani vari ... Vanna Marchi mica è di qui!
Insomma una tranquilla giornata, senza problemi particolari, oltre a quelli normali per Chiulo e tanti altri posti simili nel Mondo.
Più tardi, prima che alle 23 spengano il generatore, farò un ultimo giro per vedere come stanno i casi peggiori, quelli trasfusi ... speriamo che sopravvivano tuttti e poi devo portarmi una torcia più potente per guardare bocca e gola della donna con l’emorragia: se fosse un cancro non credo proprio che si possa fare qualcosa.
Cari saluti a tutti.
Marco

PS: qui sotto alcune foto che ho scattato mentre la nostra ginecologa fa il giro del Reparto Maternità, sia dentro la camerata che fuori, nella veranda.