domenica 14 maggio 2017

Due settimane normali

Carissimi,
queste prime due settimane di maggio sono trascorse più tranquille, cioè con i soliti problemi.
Molto del mio tempo lo passo a raccogliere statistiche sull’attività svolta in ospedale (alle attività del territorio fortunatamente ci pensano Laura e Barbara, rispettivamente per la salute materno-infantile e la denutrizione dei bambini). I dati da raccogliere in parte sono quelli raccolti routinariamente dall’infermiera Jacinta, che mi sembra molto attenta e accurata ma che si trova spesso di fronte a registri dove le attività sono riportate in modo incompleto o con scrittura o abbreviazioni incomprensibili. Altri dati invece li dobbiamo raccogliere io e gli altri cooperanti del Cuamm perchè richiesti dai progetti che dobbiamo realizzare per assicurare all’ospedale medici, farmaci e altri prodotti necessari; l’impressione, però, è che col tempo e con l’avvicendarsi dei progetti, i dati da raccogliere si siano man mano aggiunti (anzichè sostituirsi) e ora se ne devono raccogliere centinaia senza un chiaro motivo: un po’ come quel soldato che negli anni ’90 faceva la guardia ad una panchina e quando finalmente qualcuno si chiese perchè, investigando sulla questione, scoprì che era così dal 1912 quando per una visita di Re Vitt. Emanuele III venne messo un soldato perchè la panchina di allora era stata appena dipinta e non si voleva che qualcuno degli ospiti vi si sedesse (non so se l’episodio sia vero ma comunque è verosimile).
Altra attività che mi prende molto tempo sono le riunioni: tutte le mattine, alle 8 e per 30-60 minuti, con la Direzione, i medici e i capo-sala per l’aggiornamento su cosa è successo in ospedale nelle 24 ore precedenti; nelle due settimane passate la Direttora ha stabilito che le riunioni, invece che nell’apposita sala dell’edificio della Direzione, si tenessero a rotazione nei vari reparti e servizi, per approfondire a turno i problemi di ogni settore; il lunedì mattina c’è poi la riunione del Comitato di gestione (Direzione e medici angolani)  per decidere su come affrontare i problemi dell’ospedale. Il giovedì mattina riunione col team economico-finanziario (con Direttora, Direttore amministrativo, e i due contabili dell’ospedale) per stabilire cosa fare dei quattro soldi disponibili; p. es. giovedì scorso erano disponibili 2.700 € sui conti in banca, più 1.250 € incassati dai pazienti la settimana precedente e altri 2.750 € dati dal Cuamm come contributo mensile per un totale di 6.700 €;si è quindi stabilito di usare 1.000 € per comprare il combustibile per auto e generatori, 1.900 € per pagare gli stipendi di gennaio a 1 medico e 7 altri dipendenti (gli altri aspetteranno ancora) e via via altre spese minori (neanche un farmaco), lasciando però in cassa 3.150 € per eventuali imprevisti ... ecco questa è la lacrimevole situazione finanziaria di un ospedale da 200 letti!
Infine la riunione del venerdì alle 16 tra noi del Cuamm: ci scambiamo informazioni sulle attività della settimana che viene, in particolare chi va dove, per eventuali spese da fare approfittando di viaggi nei capoluoghi di provincia e regione. E poi segnalazioni di farmaci che non ci sono più o stanno finendo o stanno arrivando; di farmaci, reagenti di laboratorio e altri prodotti prioritari da comprare, magari in piccole quantità ... e allora Paolo, il nostro amministratore, ci aggiorna su cosa hanno in cassa i vari Progetti in corso e, eventualmente, si fa una colletta tra noi per raccogliere qualche centinaio di € per gli acquisti più urgenti, spesso usando quei soldi che ad alcuni di noi sono stati affidati da parenti, amici e colleghi prima di partire dall’Italia.
La scorsa settimana una riunione particolarmente difficile, a momenti tesa, con tutti i medici “ospedalieri” nel nostro gazebo-riunioni: si discuteva, per l’ennesima volta, della difficile situazione delle nostre tre pediatre e del troppo lavoro che devono fare. Dalla discussione sono però venuti suggerimenti dai tre colleghi angolani e dalla ginecologa lombarda (e da me) su come organizzarsi meglio ma la pediatra titolare, spagnola, non accetta di affidare agli infermieri buona parte dell’attività che in Europa fanno i medici e quindi si dovrà attendere l’imminente arrivo del pediatra italiano che la sostituirà per tornare a un’organizzazione più africana, più adatta a questo contesto: ci si deve adattare alla situazione e non cercare di adattarla alle nostre precedenti esperienze ... ma non tutti ci riescono. Intanto lei e le due specializzande in pediatria che l’affiancano continueranno a sfiancarsi di lavoro, notte e giorno, a volte dalle 5 a ben oltre la mezzanotte; mi dispiace per le specializzande non solo perchè così lavorano troppo ma perchè avrebbero potuto sperimentare una diversa organizzazione del lavoro e avrebbero potuto dedicarsi piuttosto al miglioramento di quei settori (centro denutriti innanzitutto, ma anche l’ambulatorio per esterni) che pare lavorino piuttosto male.
Infine ci sono le visite ufficiali di varie delegazioni: è venuto il Vice-Governatore con un corteo di 10 fuoristrada per promettere che varie costruzioni, iniziate negli anni scorsi e mai finite per esaurimento dei fondi, verranno completate prima di agosto, quando ci saranno le elezioni presidenziali. Due giorni dopo è venuto l’impresario cinese che dovrà completare questi lavori. Poi è venuto un funzionario del Fondo Sovrano dell’Angola, un govane e simpatico  ingegnere elettro-meccanico di Luanda, che doveva rendersi conto di un progetto da loro finanziato, molto importante per l’ospedale e che sta terminando, per il quale chiediamo un ri-finanziamento per tre anni; il poveretto non era mai stato quaggiù nè in un posto povero e desolato come il Cunene, quindi è rimasto molto colpito dalla situazione e dagli sforzi che stiamo compiendo in campo sanitario a favore di madri e bambini: i progetti che vengono presentati al Fondo sono però numerosi e chissà se il nostro, senza particolari appoggi politici, sarà adeguatamente apprezzato.
E poi ci sono tanti piccoli colloqui: il caposala dellle vaccinazioni chiede un foglio di calcolo per fare le statistiche mensili e chiede di ripristinare la presenza di un’ostetrica che visiti le gravide quando loro vanno a fare le vaccinazioni sul territorio (servizio interrotto da quando i parti in ospedale sono raddoppiati senza che sia aumentato il personale della Maternità; e ho scoperto che in Maternità c’è una sola ostetrica diplomata: le altre sono infermiere o neanche infermiere che hanno appreso in reparto i rudimenti dell’ostetricia!); il capo del settore statistica, che sta ancora usando i fogli di calcolo che avevo fatto nel 2011, chiede di riunire i fogli di calcolo di 3 mesi in modo che vengano automaticamente calcolate le statistiche trimestrali; il personale della Farmacia per esterni e del Deposito farmaci non hanno neanche idea di cosa possa essere il “consumo mensile medio”, così come i caposala non sanno stimare quanti farmaci richiedere per coprire i 3-4 giorni successivi, potendo fare le richieste al Deposito solo due volte per settimana. Insomma una marea di piccoli problemi.
Quindi un lavoro non avventuroso, alla Indiana Jones, ma che anzi potrebbe essere noioso se non ricordassi sempre a me stesso che sto cercando le teste giuste, le persone con la mentalità giusta, per appoggiarle e formarle in modo che possano prendersi carico a lungo di questi settori e attività che non sono direttamente in favore dei pazienti ma che sono necessarie per assicurare a medici e infermieri l’essenziale per lavorare decentemente con i malati.
Solo due foto per mostrare il gazebo dove ci riuniamo noi del Cuamm il venerdì pomeriggio: nella panoramica dietro al django, un po' a sinistra, c’è la mia casa e più a sinistra la casetta e le altalene per i bambini di casa e i loro amici locali. Nell’altra foto si vedono Laura (piemontese, progetto Materno-Infantile nella provincia di Ombadja) e Barbara (friulana, progetto Denutrizione nelle Provincie di Ombadja e Cahama più il Centro Speciale Denutriti della capitale regionele), che spesso vengono a trovarmi per mettermi al corrente delle loro attività e condividere idee.
Cari saluti a tutti.

Marco

domenica 30 aprile 2017

Una giornata tra le paludi

Carissimi,
sono passati alcuni giorni dal post precedente e ho nuove cose da raccontare, approfittando del lungo weekend del 1º Maggio.
Martedì 25 sono andato a fare un lungo giro, 8 ore su strade sterrate (e pranzo saltato!), incrociando in tutto 4 auto, per visitare 3 strutture periferiche gestite solo da infermieri. Mi sono limitato ad accompagnare Laura, la dottoressa che ha l’incarico di seguire e sostenere le 31 strutture  di questo tipo presenti nella nostra provincia, visto che la Direzione Provinciale di Salute non ha i mezzi di trasporto per fare la supervisione.
Laura, accompagnata da 2 o 3 infermiere messe a disposizione dalla Direzione, sta quindi visitando ogni volta 2 o 3 di questi centri per fare il censimento delle risorse e dei bisogni di ognuno. Siamo quindi andati verso sud, verso il confine con la Namibia, aggirandoci su piste che zigzagano tra innumerevoli pozze, stagni e vaste paludi lasciati dalle piogge che stanno finendo; distese di acqua anche vaste 1 o 2 Km ma probabilmente poco profonde: non ne abbiamo certo controllato la profondità per paura di restare impantanati nel fango e per questo abbiamo dovuto fare innumerevoli giravolte per aggirare pozze grandi e piccole. Dall'acqua spuntavano fili d’erba verde pallido, in certi punti più fitti, a formare isolotti, in altri punti più radi, e allora trovavano posto colonie di piccole ninfee, ognuna col suo grande fiore bianco. Qualche isolato trampoliere, aironi cinerini e bianchissime aigrette, volava via disturbato dalla nostra grossa e rumorosa Toyota Land Cruiser: ormai gli unici animali selvatici che si possono incontrare.
Le tre strutture periferiche erano profondamente diverse tra loro.
A Osonjii si trattava di una capanna tradizionale fatta di tronchi d’albero infissi verticalmente nel terreno a formare una parete piena di fessure, con il tetto di paglia e il pavimento in terra battuta. Il locale era diviso in due parti da una stuoia: in una parte avvengono le visite degli utenti, l’altra metà della capanna fa da magazzino. Era presente una sola infermiera, in camice bianco, mentre l’altra era in ferie. Farmaci in gran parte finiti; bilancia e apparecchio per la pressione fuori uso. Malgrado la pochezza della struttura e del materiale disponibile, l’impressione era positiva: la capanna era pulita e ordinata, l’infermiera sembrava preparata e aveva avuto anche una formazione specifica per seguire i parti normali e mandare in ospedale quelli che normali non sono.
Il Posto di Salute di Osonjii - esterno
Posto di Salute di Osonjii - interno con Infermiera e supervisori

Ci siamo spostati poi a Ndeitotela dove invece abbiamo trovato una bella costruzione in muratura con grondaia su uno degli spioventi, per raccogliere l’acqua piovana e inviarla ad un grosso serbatoio sotterraneo, purtroppo vuoto perché evidentemente deve avere grosse crepe che lo rendono inutile. L’interno del posto di salute ha 4 locali principali, non molto ampi (sala parto, stanza pre-post parto con 3 letti, infermeria e stanza visite per malattie comuni) più un piccolo deposito per farmaci e altri materiali. Anche qui una sola infermiera che è arrivata subito dopo di noi, quindi verso le 10 del mattino, perché abita lontano malgrado che accanto al centro di salute vi siano alloggi per due infermieri con famiglia. Anche qui pochi farmaci disponibili e attrezzature di base fuori uso. Presenti però pannello fotovoltaico che alimenta il frigo dei vaccini e le lampadine a soffitto. All'esterno una decina di persone aspettavano che iniziasse l'attività, segno di fiducia nel personale del centro. Quindi qui la struttura sembra adeguata, bisognosa di pochi interventi, principalmente la riparazione del serbatoio o l’installazione di un serbatoio in plastica su una base in muratura, dove raccogliere l’acqua piovana durante la stagione delle piogge e da far riempire ogni 1 o 2 settimane con una cisterna durante la stagione secca, con acqua proveniente da Xangongo, distante una 40ina di Km.
 Ndeitotela - retro 
Ndeitotela - Ingresso con verandina

Infine Okanautoni (Cuamato su Google Earth), la vera destinazione della mia uscita perché è una localitá che avevo sentito nominare tante volte e che mai avevo visitato. Si tratta di una grossa Missione con 1 Padre e 5 Suore Dorotee, tutti angolani e tutti impegnati nella scuola che fa parte del complesso, molto apprezzata nei dintorni per la serietà degli studi. Il centro di salute in realtà è un piccolo ospedale, retto da 5 infermiere governative guidate con fermezza da Dona Modesta. Vari locali ampi ed alti, luminosi e puliti (addirittura con pareti piastrellate fino a 1,5 m. dal pavimento!); purtroppo i letti sono quasi tutti privi di materassi mentre i pochi materassi di gommapiuma presenti non hanno più l’involucro di plastica e quindi sono estremamente sporchi, impregnati da anni di liquidi biologici di ogni tipo; e, soprattutto, i letti erano quasi tutti vuoti, mentre in passato il centro era affollato di malati: perché? Accanto al centro due Case di Attesa per partorienti: una in muratura é vuota perché pericolante ma si potrebbe riparare; l’altra è una tettoia metallica che abbiamo fatto costruire l’anno scorso e dove le donne a termine di gravidanza e i loro accompagnatori vivono nelle rispettive tendine, per proteggersi da eventuali intemperie e dalle onnipresenti zanzare. Una grossa sterilizzatrice a vapore giace all'esterno del Centro dal 1999 senza aver mai sterilizzato niente; l’ambulanza, a cui mancano due ruote, è bloccata da una parte, in attesa di tempi migliori.

 Centro di Salute di Okanautoni

Okanautoni - interno con tendine

 Okanautoni - retro con ambulanza fuori uso

Okanautoni - Case di Attesa vecchia e nuova

 Okanautoni - interno della nuova Casa di Attesa

 Okanautoni - la sterilizzatrice mai usata


Di Okanautoni é l’anziano Padre Walipo, il Vicario del Vescovo e il religioso che più direttamente segue l’ospedale di Chiulo per conto appunto del Vescovo. E della sua famiglia fanno parte anche la Diretora Generale Judithe (nipote), zia Teresinha (sorella) e tanti altri lavoratori dell’Ospedale, costituendo così la principale delle 3 famiglie egemoni di questa istituzione. D’altra parte la località é piccola e alla fine si fa parte di una o l’altra delle poche “famiglie estese” presenti. Purtroppo l’infaticabile P. Walipo non l’ho incontrato ma spero di farlo prossimamente, magari quando verrà a trovarci nei suoi giri per tenere sotto controllo questa vasta Diocesi.

Gli altri giorni passano cercando dove trovare farmaci e reagenti di laboratorio a buon prezzo, da comprare quando avremo qualche soldo da spendere, e in riunioni e colloqui un po’ con tutti, per cercare di risolvere i tanti e diversi problemi dell’Ospedale; purtroppo molti hanno delle aspettative nei miei confronti assolutamente fuori dalla realtà, sperando che io possa risolvere chissácché: ma mica sono Mandrake!

Venerdì mancava solo l’assemblea dei lavoratori per discutere del nuovo Regolamento dell’Ospedale: altro pranzo saltato!

Inserisco qualche foto delle 3  strutture visitate e dell'assemblea, così ci si può rendere l’idea di come si presentano queste realtà.
Cari saluti a tutti e ringrazio particolarmente chi é riuscito ad inserire dei commenti nel blog.

Marco 

sabato 22 aprile 2017

La sfida si rinnova

I due colleghi medici angolani oggi hanno dovuto raggiungere Ondjiva, la capitale della nostra Provincia, per unirsi ai loro colleghi e formare un team per le emergenze sanitarie, visto che in città è arrivato il candidato MPLA alle elezioni presidenziali di agosto, cioè il presidente in pectore, visto che l’MPLA ha vinto sia la guerra civile che tutte le elezioni successive. In previsione comizio e assemblea popolare ma non dovrebbero esserci problemi, qui mi sembra siano tutti per quel partito e nessuno vuole che ricominci la guerra civile.
Quindi mi hanno chiesto di prendermi cura io dei loro pazienti, gli adulti di Medicina e Chirurgia, sia uomini che donne.
E così stamattina mi sono messo la divisa bianca, mi sono fatto prestare un fonendo dalla Pediatria perchè non trovavo il mio, e ho cominciato il giro della cinquantina di malati ricoverati nelle due sezioni.
Per fortuna uno dei due medici, il dr. Ivo, mi aveva preparato una lista dei casi e questo mi ha aiutato molto, come molto mi hanno aiutato i vari gentilissimi infermieri, ai quali chiedevo quali farmaci fossero disponibili a seconda dei casi e quali dosaggi usassero di solito ... perchè io i dosaggi proprio non me li ricordo, dopo questi anni in Italia, passati a vaccinare bambini sani.
Insomma a me è andata bene.
Meno ai pazienti: ci sono vari casi di asma, varie ferite che fanno quotidianamente medicazioni nella Piccola Chirurgia, retta solo dagli infermieri, ma ci sono anche tanti casi di AIDS con e senza tubercolosi. E mentre i farmaci per l’AIDS li abbiamo perchè il Ministero riesce a inviarli regolarmente, per la tubercolosi i pazienti se li devono comprare privatamente perchè noi non ne riceviamo da giugno. Tra le donne credo di aver trovato un caso di scabbia “norvegese”, la forma che prende la scabbia nei malati di AIDS che, non avendo più in sistema immunitario valido, invade tutto il corpo, incluso il capo, che invece la scabbia normale lascia indenne. Se è così basterà trattarla con l’apposita pomata ma, dopo averla toccata ed esaminata per vari minuti, se non me la prendo stavolta, la scabbia non me la prendo più: la “norvegese” è contagiosissima!
E poi casi di ascite di cui non riusciamo a capire l’origine per mancanza di analisi adeguate: cirrosi epatica o tubercolosi peritoneale o cos’altro? Uno degli uomini con ascite è poi morto improvvisamente nel pomeriggio, mentre si alzava per andare al bagno! E poi anche anemie molto gravi, con o senza AIDS. Anzi uno dei 2 prigionieri del Penitenziario di Peu-Peu ricoverati ha un’anemia gravissima (2,3 gr, per chi se ne intende) senza un motivo particolare, a parte il solito AIDS; dato che non si riesce a telefonare al Penitenziario affinchè mandino qualcuno a donare il sangue, allora ho chiesto di farlo alla specializzanda in Pediatria, se se lo sentiva; naturalmente ha detto di si e quindi l’ha donato sia per il povero carcerato che per una bambina che intanto era arrivata, con grave anemia malarica.
Al Banco de Urgéncia è anche arrivata una giovane donna che da 2 settimane sanguinava dalla bocca e da due giorni anche dal naso. Ho cercato di vedere cosa avesse in bocca o nel faringe ma niente, con la piccola torcia che avevo in tasca non si vedeva niente e poi lei non riusciva ad aprire bene la bocca. Ho chiesto di controllare l’emoglobina ma, essendo pomeriggio,  il generatore era spento e quindi l’apparecchio per l’emoglobina non funzionava. Ma com’è possibile visto che è un apparecchietto che sta in una mano? Sono andato in laboratorio a controllare e effettivamente mancavano le batterie stilo e l’altra fonte di energia, tramite trasformatore e cavo elettrico, non era utilizzabile perchè non c’era elettricitá, cosí sono andato a casa a prendere le 4 batterie necessarie, le ho prestate alla laboratorista che cosí ha potuto verificare l’anemia: altra trasfusione urgente! Io avevo cominciato a visitare la donna così com’ero ma l’infermiera mi ha bloccato e mi ha fatto indossare guanti e mascherina: ha ragione lei, AIDS, Ebola e compagnia sono sempre in agguato. Grazie anche a te, Jacinta!
Intanto nel corridoio aperto, tra i Reparti, ho incontrato la Pediatra titolare: era furibonda perchè ha trovato che a un bambino che aveva salvato con grande difficoltà nei giorni scorsi stavano facendo un clistere di medicina tradizionale proprio di fronte alla porta d’ingresso della Pediatria. Mentre mi spiegava il tutto insultava la madre e l’anziana guaritrice (che non erano lì, per fortuna) con epiteti irripetibili; ho cercato di calmarla e poi ne riparleremo, quando sarà più calma: la giovane madre stava facendo del proprio meglio, aggiungendo la medicina tradizionale a quella che offriamo noi, senza rendersi conto, data la sua ignoranza, che spesso le due medicine insieme sono in conflitto tra loro ed è molto probabile che usarle entrambe porti solo a peggiorare  la situazione ... la nostra Pediatra la prende quasi come fosse una cosa personale ma cosí non è, bisogna farsene una ragione, ci vorranno decenni e una scuola che funzioni perchè le cose migliorino e d’altra parte anche in Italia tanta gente ancora si rivolge a ciarlatani vari ... Vanna Marchi mica è di qui!
Insomma una tranquilla giornata, senza problemi particolari, oltre a quelli normali per Chiulo e tanti altri posti simili nel Mondo.
Più tardi, prima che alle 23 spengano il generatore, farò un ultimo giro per vedere come stanno i casi peggiori, quelli trasfusi ... speriamo che sopravvivano tuttti e poi devo portarmi una torcia più potente per guardare bocca e gola della donna con l’emorragia: se fosse un cancro non credo proprio che si possa fare qualcosa.
Cari saluti a tutti.
Marco

PS: qui sotto alcune foto che ho scattato mentre la nostra ginecologa fa il giro del Reparto Maternità, sia dentro la camerata che fuori, nella veranda.


giovedì 20 aprile 2017

Un primo giro di valutazione

Carissimi,
sono passati vari giorni qui a Chiulo e, dovendo raccogliere vari dati statistici sull’attivitá dell’Ospedale, ho incontrato tanti infermieri e tecnici con i quali avevo giá lavorato qualche anno fa. Tutti mi dicono di trovarmi ingrassato (e vabbé) e ringiovanito: ma che aspetto avevo quando ho lasciato Chiulo 4 anni fa!?
Oltre a girare per reparti, laboratorio, deposito farmaci ecc., ieri ho anche seguito la ginecologa-ostetrica nel giro del suo reparto: la Maternitá é sempre un bel reparto, con quasi tutte le mamme in buona salute, prima e dopo il parto; anche chi ha dovuto fare il parto cesareo sta bene, ho visto che le ferite non si infettano. Naturalmente c’erano anche un paio di donne con la pre-eclampsia, una condizione molto pericolosa, con pressione molto alta e scompenso renale che, se non si riesce a controllare, puó portare alle convulsioni e quindi al parto cesareo come metodo ultimo per risolvere la situazione.
Oggi invece ho seguito l’esperta pediatra e la specializzanda in pediatria che era arrivata con me 2 settimane fa: in realtá sono riuscito a seguirle solo nella prima camerata, quella delle Cure Intensive, dove in 9 letti c’erano una dozzina di bambini davvero mal messi: malarie cerebrali incoscienti; vari denutriti gravi con diarrea o infezione delle vie respiratorie; una anche con madre con l’AIDS che probabilmente le ha passato la malattia e anche la Tubercolosi, una ragnetta di 18 mesi ma di appena 5,5 Kg di peso; e poi la bambina con l’anemia falciforme e quindi il destino segnato a breve ... insomma un posto davvero difficile, dove la visita delle due pediatre si é trascinata lentamente, tra continue interruzioni per pesare un bambino e poi un altro, poi chiamate dal Pronto Soccorso per un’anemia malarica grave (3,3 gr. , per chi se ne intende), immediatamente trasfusa e messa con il concentratore di ossigeno.
Alla fine le ho dovute lasciare per andare a vedere come se la cava il Laboratorio analisi: ho reincontrato il sig. Portasio, il direttore, e i suoi collaboratori; ormai di analisi ne fanno poche, visto che hanno finito reagenti e test rapidi per quasi tutto e dei due apparecchi che fanno in automatico alcune analisi basilari del sangue e delle urine uno é rotto e dell’altro sono finiti da molti mesi i reagenti. Restano i test per le trasfusioni del sangue e quelli per la diagnosi di tubercolosi e malaria. Per sifilide, tifo, meningite epidemica, formula dei globuli bianchi e tanti altre analisi, niente. Per l’HIV-AIDS ci sarebbero dei test rapidi ma il Governo li manda solo a singhiozzo, quando gli arrivano dai progetti internazionali, per cui si usano per le trasfuzioni, per evitare che col sangue si infettino con l’HIV chi ha l’anemia grave. Portasio non é in grado di stimare il fabbisogno mensile o semestrale dei reagenti, vetrini e altri prodotti di consumo per farne degli ordini ragionati quando si racimolano un po’ di soldi; solo per la Tubercolosi il programma nazionale ha mandato una formula che consente questa stima ma tanto i farmaci anti-tubercolari non arrivano da parecchi mesi e quindi di malati ne vengono ormai ben pochi a cercare aiuto: con i pochi soldi disponibili riusciamo a curarne solo 19 (altro che i 105 ricoverati di qualche anno fa), i piú poveri, mentre gli altri devono procurarseli per conto proprio comprandoli nei negozi e nelle bancarellle dei mercati.
Ma anche ieri, quando sono andato nel Deposito Farmaci e Dispositivi Medici, o visto che la sig.a Giacinta, la direttrice, pur avendo computerizzato entrata e uscita di questi materiali di consumo, non sa fare le stime di acquisto; mi sono messo al computer, mi hanno spiegato come usano il programma che Informatici Senza Frontiere ha installato e purtroppo ho dovuto constatare che manca la funzione della stima del consumo mensile medio: non sapendo che farsene, non l’hanno richiesta a ISF; sono riuscito alla fine a costringere il programma a darmi questo dato ma, dopo vari passaggi, si riesce a farlo solo un farmaco alla volta: una procedura lunghissima, visto che i prodotti sono varie centinaia. Con Paolo, il nostro amministratore e logista, abbiamo mandato una mail all’informatico di ISF di riferimento, in Italia, e dopo poche ore ci ha mandato un aggiornamento del programma che dovrebbe prevedere anche questa funzione ... speriamo.
Insomma, c’é da lavorare anche per me, posso rendermi utile!
Ieri é anche arrivata una delegazione interministeriale (Lavori Pubblici, Sanitá, Finanze) per vedere i vari edifici che il Governo aveva iniziato a costruire ma che, per insufficienza o malgestione dei fondi, sono rimasti incompiuti; in vista delle elezioni presidenziali, che si terranno ad agosto, hanno promesso che la prossima settimana i lavori riprenderanno e saranno completati al piú presto ... tutto il Mondo é paese!
Cerco di allegare qualche foto degli screening dei bambini per cercare quelli denutriti: con il fuoristrada l’apposito team visita varie localitá di queste grandi Province, incontrando ogni volta folle di bambini accompagnati da madri o sorelle maggiori. A volte ci si appoggia ad un Centro di Salute (piú grande) o a un piccolo Posto di Salute, altre volte semplicemente si fa tutto sotto un albero. Per fortuna la situazione non é allarmante, con denutrizione moderata sotto il 10% dei bambini e quella grave (di solito da ricoverare) sotto il 3%.





Cari saluti a tutti.

Marco

mercoledì 12 aprile 2017

Di nuovo in Angola

Domenica 9 aprile 2017
Qui fa notte presto: alle 19 il sole tramonta e rapidamente è buio pesto.
Approfitto dell’ultima ora e mezzo in cui è acceso il generatore dell’Ospedale di Chiulo per raccontarvi qualcosa delle tante novità che ho trovato qui in Angola.
A Luanda, dove mi sono fermato 3 giorni per pratiche burocratiche, faceva un caldo asfissiante; per fortuna in tutti i locali, sia in casa che negli uffici, c’è l’aria condizionata altrimenti sarebbe stata una situazione insopportabile.
Ho trovato una modernizzazione galoppante: supermercati ben forniti, tante auto nelle strade ingorgate, palazzi e grattacieli in costruzione, edifici amministrativi nuovi ed esteticamente pregevoli (anche se poi per due giorni di seguito, mancando il collegamento internet, non ho potuto fare le pratiche per la patente angolana, che sarà pronta tra 2 mesi).
Anche l’aeroporto per i voli nazionali era nuovo, con ben due bar dove si poteva fare lo spuntino del pranzo e un sistema di altoparlanti comprensibili.
Si vede ancora tanta spazzatura dappertutto e buche nelle strade e nei marciapiedi (sembra Roma) e intere strade, in periferia, sono ancora allagate dalle piogge intermittenti, con le auto che le guadano lentamente, cercando di non finire in qualche buca profonda, resa invisibile dall’acqua stagnante.
Eravamo in 3 diretti a Chiulo: con me c’erano anche Laura, una dottoressa che era già sata a Chiulo 1 anno nel 2008-09 e che si occuperà della salute materno-infantile sul territorio della nostra Provincia, e M. Elena, una 31enne specializzanda in Pediatria che resterà qui per uno stage di 6 mesi.
Arrivati a Ondjiva ho trovato ad aspettarmi Pascoal, un ragazzo in gamba a cui avevo fatto prendere la patente 4 anni fa e che ora ha fatto carriera nel Cuamm dove fa l’autista-logista e prende lo stipendio più alto tra i nostri dipendenti nel Cunene. Mi sono commosso ad abbracciarlo.
Siamo andati a fare le prime spese nell’unico supermercato della Regione e poi siamo andati a Chiulo, distante 150 Km, arrivando però quando era già buio.
La mattina del venerdì abbiamo partecipato alla riunione della Direzione dell’Ospedale con i Caposala e abbiamo così potuto conoscere e salutare i pochi nuovi (in particolare i due medici angolani, assunti 3 anni fa) e i tanti veterani del Personale, con tanti abbracci un po’ con tutti. La Direttora Generale, il Direttore Amministrativo e il Consulente legale dell’Ospedale erano però assenti: li incontrerò nei prossimi giorni.
Poi sono cominciati una serie di riunioni, colloqui e incontri con gli altri membri del Cuamm e con alcuni dei nostri principali collaboratori angolani, attività che dovrò completare la prossima settimana, compresi gli incontri istituzionali più importanti, con i Direttori Provinciale e Regionale della Salute e con il Vescovo.
Poi potrò iniziare con il seguire l’attività in Ospedale ma anche le supervisioni dei 32 ambulatori tenuti dagli infermieri locali nella nostra Provincia; in realtà questa attività sarà seguita dal Laura ma la affiancherò nelle primissime visite per cercare di aiutarla ad elaborare un sistema di moduli e schede riassuntive su ognuno degli ambulatori in cui riportare punti di forza e debolezza di ognuno di essi dando loro un voto, per poi iniziare al più presto a fornire sostegno ad un miglioramento generale delle loro condizioni operative.
Di ogni ambulatorio cercheremo anche di avere la posizione geografica precisa usando il sistema satellitare, così da poter programmare le supervisioni con maggiore efficienza, visitando 2 o 3 posti per ogni uscita del nostro fuoristrada.
Ieri mattina abbiamo cominciato col visitare la Casa de Espera, cioè la casa d’attesa, per le donne a termine di gravidanza che vengono a piedi da grande distanza: si portano da mangiare, un’accompagnatrice e il figlio precedente più piccolo e aspettano che cominci il parto, così alle prime contrazioni raccolgono le loro cose e si trasferiscono nella Maternità dell’Ospedale lì accanto per partorire in sicurezza e poi se ne tornano a casa a piedi o come sono venute.
Per incoraggiare il parto in strutture sicure come la nostra, ad ogni donna che entra nella Casa diamo un kit alimentare con farina di mais o riso, fagioli, olio di semi e poco altro, da aggiungere ai cibi che si sono portate da casa, e poi alla nascita del figlio diamo a tutte (anche a quelle che sono arrivate direttamente per il parto senza sostare nella Casa) un “mama kit”, con una bacinella, una saponetta, un asciugamano e poche altre cose per la protezione e igiene del neonato. Alle donne che riescono a trovare un passaggio in moto o con altro mezzo privato o pubblico, rimborsiamo la spesa del viaggio e per tutte rimborsiamo all’Ospedale le spese del parto, sia normale che cesareo, in modo che le neo-mamme non debbano spendere niente.
 Lo stesso avviene per l’unico altro centro periferico che finora sia in grado di seguire i parti normali e inviare in ospedale quelli complicati: è il Centro di Salute della Missione di Okanautoni la cui posizione ancora non ci è nota con precisione e che dista circa 70 Km da qui, percorribili in 2 ore con l’auto. Il successo di questi “incentivi” a partorire in Ospedale sono stati superiori alle attese: i parti sono passati dagli 800/anno quando c’ero io nel 2012, ai 1.800/anno che ci aspettiamo quest’anno se le donne continueranno a venire numerose come l’anno scorso e in questi primi mesi del 2017.
La Casa de Espera poi scoppia di donne e loro accompagnatori e cerco di inserire qualche foto per mostrarla: oltre all'edificio in muratura se ne sono dovuti costruire altri 2 con tecnica locale (un tetto in lamiera appoggiato su pareti costituite da semplici tronchi d’albero affiancati verticalmente) e tante gravide vivono in tendine di loro proprietà e facilmente acquistabili in ogni mercato rurale.
La Casa de Espera in muratura da fuori del recinto
L'interno della Casa ... ma le ospiti di giorno vivono fuori
La Casa, le tende e alcune delle ospiti.
Focolari tradizionali (3 pietre) e migliorati (di fango cotto)
L'interno della Casa de Espera tradizionale
Data l’alta affluenza, i fondi per dare i kit alimentari e i mama kit stavano esaurendosi rapidamente ma per fortuna la Caritas italiana ha risposto all’appello del Cuamm di Padova per cui è arrivato un piccolo finanziamento di 5.000 € che dovrebbe permetterci di mantenere l’impegno con le donne per tutto quest’anno.
Anche ad Okanautoni è stata costruita una Casa de Espera ma questa attività di sostegno alle donne è cominciata da poco e i numeri sono ancora bassi, con circa 200 parti/anno; confidiamo però che aumentino anche lì senza però esagerare visto che il Personale è poco.
Altre 2 case di tipo tradizionale sono state recentemente costruite in altrettanti Centri di Salute ma dobbiamo ancora visitarle.
Stamane, domenica, abbiamo fatto con Laura e M. Elena il giro dell’Ospedale e anche qui vi sono positive novità ma per oggi basta così.
Spero di ricevere qualche vostro commento e richieste di chiarimenti o per curiosità sulla vita e il lavoro quaggiù. Intanto cari saluti a tutti.
Marco

domenica 19 agosto 2012

aggiornamento di Ferragosto


Sono passati mesi dal mio ultimo blog ... o come si chiama questa specie di diario-relazione. E naturalmente son successe tante cose, troppe per raccontarle tutte. Intanto ai primi di giugno è partita l'anziana coppia che per 1 anno aveva assicurato l'attività ostetrico-chirurgica (lui) e quella internistico-pediatrica (lei). Qui non si erano proptio trovati a loro agio, a differenza delle esperienze precedenti. Per motivi burocratici, soprattutto legati ai sempre maggiori ostacoli che l'Angola crea per rilasciare i visti di entrata, il Cuamm non è riuscito a mandare subito i sostituti e così per 15 giorni siamo rimasti soli io e lo specializzando in Chirurgia che sta qui per 6 mesi; senza uno specialista in chirurgia, per motivi legali, lui non può operare pur essendone perfettamente capace, ma un cesareo sono stato costretto ad autorizzarlo: c'era un prolasso di cordone ombelicale e quindi non c'era tempo di trasferire la donna alla lontana Ondjiva, la capitale della Regione, distante 2 ore di auto. Poi è arrivato un anziano chirurgo "supplente" e lo specializzando ha ricominciato a respirare (e operare) ma io ho continuato a restare solo per i casi medici e pediatrici per altri 15 giorni, con un'epidemia di morbillo in atto! Comunque ce l'abbiamo fatta, e anche il morbillo è andato "bene", con circa 160 casi dall'inizio dell'anno e "solo" 6 bambini morti. Ho anche "scoperto" la grande utilità dell'aerosol nei casi di laringite morbillosa: 30 anni fa in Uganda avevo dovuto fare 2 sanguinarie tracheotomie notturne d'urgenza e invece stavolta questi casi si sono risolti con qualche seduta di aerosol ... una piacevole sorpresa per un medico burocrate come me, non più abituato alla medicina curativa. Poi è arrivata la nuova dottoressa che doveva occuparsi di tutta la parte di medicina adulti, inclusi i casi di AIDS e Tubercolosi, e della Pediatria: troppo, secondo me. E infatti la poveretta, pur avendo già lavorato vari anni tra Italia e Portogello e 1 anno in un Ospedale Missionario nella capitale del Chad, non ce la fa: invece di restare almeno 1 anno, come preventivato, ha comunicato che cercherà di arrivare al 30 Settembre, sperando di non uscir di testa prima. Con lei, per 1 mese, era arrivata anche una più anziana collega, già stata a lungo a Chiulo ma che per motivi di famiglia non può trattenervisi, che l'ha affiancata per aiutarla ad inserirsi sia come varietà di malattie che qui si trovano, sia per aiutarla a capire come organizzarsi per far fronte al carico di lavoro. L'internista-pediatra anziana se n'è andata e io mi sono preso la Tisiologia, coi 70 tubercolotici ricoverati, e a settimane alterne rispondo io alle eventuali chiamate notturne e di domenica, permettendo così alla collega più giovane di dormire e, la domenica, di fare un salto a Ondjiva per distrarsi e fare qualche spesa al mercato, ma non è sufficiente e io non posso fare di più. Quello che lamenta non è solo il carico di lavoro, tra adulti e bambini, di cui fare il giro 3 volte al giorno (completo la mattina, solo dei casi nuovi e di quelli gravi pomeriggio e dopo cena) ma l'isolamento in cui Chiulo si trova. A me e ad altri non pesa: tra casa, studio e lavoro il tempo vola e non sentiamo il bisogno di incontrare altri, di visitare località o persone per distrarci, ma non tutti sono uguali, no? ognuno ha le sue esigenze. Dal Cuamm le hanno anche promesso l'invio di uno specializzando di rinforzo ma niente: non riesce ad adattarsi all'isolamento. Dopo il primo chirurgo supplente, ne è arrivato un secondo (è ancora qui), con grande esperienza in Italia e Africa, perchè un altro problema è stato il trovare un chirurgo e ostetrico che restasse anche lui almeno 1 anno (si comincia con 1 anno, poi si può prolungare più volte, come ho fatto io). Ora il Cuamm ha trovato un tedesco ma non può venire perchè dal 15 agosto a (almeno) il 15 settembre in Angola non possono entrare stranieri: il 31 agosto ci sono le elezioni politiche e in un Paese come questo si prendono precauzioni straordinarie per prevenire infiltrazioni eversive. Fatto sta che il 2° supplente, che è qui in ferie, se ne deve andare il 26 agosto e quindi resterà di nuovo lo specializzando da solo per almeno 3 settimane. Mi sono rivolto al Direttore Provinciale della Salute (una specie di Assessore Regionale), un chirurgo angolano sui 40 anni, che ha studiato a Cuba, chiedendogli per carità di inviarci un chirurgo dalle consistenti guarnigioni degli Ospedali vicini, altrimenti saremo costretti a mandare a Ondjiva (2 ore di auto a sud-est) tutti i casi che necessitano di operazione chirurgica, essendo quello l'unico altro Ospedale nella Regione che abbia una Sala Operatoria; sembravano disponibili un vietnamita che sta a Ondjiva e un russo che sta a Cahama (1 ora a nord-ovest), ma niente: per le elezioni ognuno deve stare al suo posto, le ferie sospese, le scuole e università chiuse ecc.. Ora forse c'è la possibilità che i rinforzi arrivino dal 7° Cavalleggeri: Tim e Sam sono 2 anziani medici americani che si trovano in visita all'Ospedale Protestante di Lubango, 5 ore a nord-ovest da qui, e spero che loro, se li andiamo a prendere e li ospitiamo con noi, possano venirci ad aiutare ... è un continuo arrabattarsi e lambiccarsi il cervello per trovare soluzioni a problemi di questo tipo: risorse umane ma anche finanziarie e materiali che sempre mancano. P. es. l'auto dell'Ospedale, una Toyota Hilux, è ferma da 2 mesi per guasti multipli. Sono già stati spesi migialia di dollari per altre riparazioni e il budget per la manutenzione e carburante, 6.000 dollari del Progetto CRS (la Caritas degli USA), è esaurito; adesso ce ne vorrebbero altri 2.000 per riparare i guasti attuali ma il nuovo budget CRS inizia a ottobre, quindi da mesi e per mesi si usano le auto del Cuamm anche per i bisogni dell'Ospedale. Ancora: i guasti elettrici. Qui a Chiulo il più esperto in elettricità sono io perchè alle superiori ho fatto le industriali e ho studiato anche elettrotecnica. Ma erano solo studi teorici e son passati 40 anni! Ora ammattisco, insieme agli operai della manutenzione, per riparare lampade scialitiche della sala operatoria, cercare di far tornare la corrente alle prese della Sezione di Salute Pubblica, capire perchè si bruciano di continuo i fusibili di certi caricabatterie e come fare per evitare che la cosa si ripeta: prima o poi si brucia l'intero carica-batteria! Per ridare corrente alla Salute Pubblica mi son dovuto arrampicare su un armadio e da lì passare nel sottotetto con tanto di lampada frontale ... per non capirci niente! C'era un sistema di fusibili di ceramica di epoca etrusca, comunque tutti con la parte "fusibile" bruciata dai tempi di Muzio Scevola e che qualche Libero Pensatore ha sostituito con fili di rame! I circuiti sono correttamente 2, separati per le lampade e le prese, ma l'illuminazione funziona mentre le prese continuano a non funzionare. C'ho perso inutilmente mezza giornata. Qualche soddisfazione ce l'ho in Tisiologia, dove i malati sono aumentati molto perchè son tornati un po' di farmaci anti-tubercolari, passando da 35 ricoverati di 3 mesi fa a oltre 70 di oggi per cui ho dovuto dividere i pazienti in 3 gruppi di 20-30 pazienti, che visito settimanalmente dedicando a loro circa 3 ore al giorno per 3 giorni. Dato che abbiamo avuto vari bambini con TBC dei linfonodi del collo o bronchiali figli di tubercolotici, ho cominciato a dare la profilassi per la TBC a tutti i figli di genitori con TBC polmonare contagiosa che abbiano meno di 5 anni di età: per ora sono 8, di età dai 2 mesi ai 5 anni, ma ogni settimana se ne aggiunge qualcuno; in questo modo lo sviluppo di una TBC nei bambini, se avviene, dovrebbe essere ritardata di un paio di anni, trovando il bimbo cresciuto e quindi più in grado di resistere alla malattia. Abbiamo anche ripreso l'attività del Centro Denutriti, temporaneamente sospesa per far posto ai casi di Morbillo, ora trasferiti in un nuovo Isolamento creato apposta in un edificio in costruzione. La difficoltà reale era però l'incapacità di Epifània, l'infermiera incaricata, di riempire il Registro del Centro e fare le relative statistiche mensili, senza le quali la Sanità non può mandarci gli alimenti terapeutici (latti speciali, Plumpynut - a base di arachidi) per i denutriti, messi a disposizione dall'Unicef. Quindi la sera, quando Epifània è di turno, dopo aver fatto il giro dei malati, ci si siede insieme e si rivedono i casi, le loro cartelle, i pesi, se hanno preso i farmaci previsti ecc., registrando tutto sugli appositi moduli ... non è facile, la capisco. Felismina, l'anziana Infermiera che, oltre a fare l'anestesista (male) gestisce anche il Deposito Farmaci, non ha aggiornato il Registro di Entrata e Uscita dei farmaci dal mese di Marzo per cui vari farmaci e materiali che nel Registro risultavano presenti in buona quantità, in realtà erano finiti o quasi. L'avrei strozzata. Invece sono andato dalla Direttora e le ho comunicato che, finchè non nominerà una nuova èquipe di gestione dei farmaci, il Cuamm userà i soldi di sostegno a Chiulo per comprare equipaggiamento (chirurgico, di laboratorio) ma non materiali di consumo, inclusi i farmaci. La Direttora c'è rimasta male, ne abbiamo parlato col Vescovo, e insomma si dovrebbe fare questo cambio di gestione. Venerdì però è arrivata Natàlia, la giovane infemiera che riporta il Registro su computer, per calcolare in automatico il consumo mensile medio e annuale (per poter fare acquisti ragionati, su stime attendibili) dicendo che Felismina aveva aggiornato tutto e lei aveva riportato tutto sul Registro informatico; mi ha lasciato la pendrive coi file e se n'è andata: sorpreso, mi sono quasi commosso. Dopo cena ho deciso di esaminare i files, ho messo la pendrive nel mio PC ... e c'è stato una specie di duello virtuale: un virus mi ha distrutto alcuni file di farmaci mentre il mio anti-virus ha distrutto quelli della pendrive: mi sarei messo a piangere! Ora dovremo ricostruire tutti i file perduti e, devo pensarci, forse bisognerà rinunciare al Registro Entrate-Uscite informatico, limitandoci a tenere quello cartaceo e a fare mensilmente le statistiche dei consumi partendo dai moduli scritti a mano. E così passano i giorni e le settimane, tra rinvii e ritardi, passi avanti e indietro. Con tutte queste attività, così varie e imprevedibili, sono costretto a fare avanti e indietro tra casa e Ospedale e tra i vari Reparti, l'Officina ecc. un'infinità di volte ogni giorno: per forza che mi abbronzo, ma non è che sto a prendere il sole in un Country Club! E poi se, fuori dall'orario di lavoro, devo andare a parlare con la Direttora o con delle infermiere, i loro alloggi sono ancor più lontani. E così mi sono comprato una moto! Clemência, la caposala del Reparto Uomini, mi prende in giro dicendo che sono un quattordicenne! Ahimè si tratta di una moto da 50 cc ma non è un ciclomotore come avrei voluto: è un mostro che pesa almeno un quintale, tipo sportivo, cinese (Keweseki!), con la batteria di avviamento che spesso fa cilecca per cui devo tentare, si solito invano, di metterla in moto usando l'apposito pedale laterale al quale si deve dare una vigorosa spinta col piede che a me spesso non riesce, per cui c'è sempre qualcuno, un autista dell'Ospedale, un tubercolotico della Tsiologia ecc., che me l'avviano e così posso partire ... fino alla prossima fermata. Per fare dei giri "turistici" neanche a parlarne: non ci sono strade ma solo sentieri pieni di buche o con lunghi tratti sabbiosi ancor più insidiosi, dove faccio delle belle sbandate da cuore in gola e capelli ritti ... quindi la uso proprio solo per "lavoro", per spostarmi più rapidamente in questa specie di Triangolo delle Bermude formato da casa, Ospedale e alloggi Direttora+Infermieri nel quale noi medici del Cuamm scompariamo per qualche mese o anno. Cari saluti a tutti. Spero sempre di ricevere vostre notizie o commenti. Ciao Marco

venerdì 6 aprile 2012

Angola 22 Gennaio-17 Febbraio 2012 (quasi un diario del dr. Massimo Brenna - chirurgo) … Sto finalmente per arrivare! Sono 2 giorni che viaggio, ho un po’ di nausea da auto che sobbalza sullo sterrato degli ultimi km prima dell’ospedale di Chiulo: sono in Angola, nell’ Africa di Sud-Ovest, un paese grande 5 volte l’Italia con 1/3 della nostra popolazione (neanche 20 milioni di abitanti); di cui 5-6 milioni vivono a Luanda, la capitale. Questa volta sono solo: Veronica (mia figlia infermiera) che era venuta con me 2 anni fa in Sudan doveva lavorare. Fuori caldo, un po’ umido (non troppo), paesaggio tipico d’Africa con la Savana che si risveglia dalla stagione secca: l’erba comincia a rinverdire, i baobab sparsi qua e là sono pieni di foglie, ogni tanto qualche macchia di cespugli e piante. In più qualche rottame di blindato e carro armato, residui della guerra Civile ormai finita da 10 anni. Non vedo animali: mi dicono che se ne sono andati durante la guerra (almeno loro sono potuti fuggire!). Come in Sud-Sudan le Savane sono deserte di vita. E’ la morte dell’ambiente naturale d’Africa dove la natura è stata padrona per centinaia di migliaia di anni. Consegne veloci: sostituirò il chirurgo (Giacinto, detto Cino) e la moglie internista (Alma). Mi aiuterà per circa 17-18 giorni la dottoressa Maddalena Rimediotti, specializzanda in geriatria che qui cura bambini! I letti sono tanti (circa 140 + 60 del reparto Tubercolosi) e molti sono i malati gravi. Ce la farò? Il giorno dopo sono già in Sala Operatoria, subito dopo nei Reparti e poi ancora a visitare pazienti che vengono inviati dagli infermieri che fanno il primo filtro negli Ambulatori esterni. E’ un flusso continuo di gente che viene anche da molto lontano, a volte facendo a piedi oltre 10 km, perché non hanno soldi per pagare il trasporto (i soldi li hanno messi da parte per le visite e le medicine): eh si! in Africa i poveri pagano visita e medicine! Per noi (“ricchi”) che non paghiamo i servizi sanitari sembra assurdo ma senza quei soldi gli Ospedali, già malandati, non reggerebbero. La gente lo sa e lo condivide. Ricordo in Etiopia un giovane affetto da gangrena ad una gamba in seguito ad un trauma che è giunto in Ospedale dopo 7 mesi, quando finalmente è riuscito a raccogliere i soldi per la visita e l’operazione! La prima settimana passa senza che mi accorga: vedo solo Ospedale, malati e la casa dei medici la sera dove ci si siede insieme al Coordinatore del progetto (Dr. Marco Pratesi) e all’amministratrice (Susanna Calcina). Momenti brevi di relax prima del “black out” : alle 23.00 si spegne il generatore e cala il buio. Ho ripreso a fare l’ostetricia e ginecologia: ormai era un po’ di anni che non la praticavo così intensamente. Il progetto “maternità sicura” sta cominciando a dare i suoi frutti: sono aumentate le donne che vengono al consultorio pre-natale e poi a partorire in ospedale se hanno problemi. Oggi mi chiamano per valutare una donna che è alla 13° gravidanza e non riesce a partorire. E’ sfinita da 2 giorni di contrazioni, il bambino è ancora vitale ma bisogna fare in fretta. Confermo che occorre fare il taglio cesareo e chiedo alla signora se possono chiudere le tube: dice di no! Sono costernato, ma è cosi. Devo rispettare la sua volontà! Domani devo amputare un dito della mano a Madò,una splendida bambina di 4 anni che ha subito una “mordedura de cobra” come dicono qui. Impossibile spiegare che se fosse stato un cobra sarebbe morta. Si tratta di vipera ed è già abbastanza. La piccola è in ospedale da 1 mese a medicare il dito che è ridotto ad un moncone irriconoscibile. Madò (Maddalena) entra in sala operatorio in braccio a me e mi sorride contenta,è da sola : la mamma non c’è da 1 settimana. E’ dovuta tornare al villaggio per curare gli altri bambini e recuperare un po’ di cibo. La bambina è stata “adottata” dalle altre mamme della pediatria che la curano, gioca con gli altri bambini,mangia quello che passa l’Ospedale e non si lamenta mai. Sembra uno dei nostri bambini,vero? Ho dovuto estendere l’amputazione al metacarpo (osso della mano), perché l’osso era infetto. Speriamo bene. In 3 settimane ho operato 3 pazienti per “mordedura de cobra” : ma quanti “cobra-vipere” ci sono? L’ultima,una donna di circa 25 anni,è arrivata con un ascesso al braccio sinistro e un’area di pelle necrotica di circa 20 cm. Dice che è stata morsa mentre dormiva nella capanna,quando si è svegliata per il dolore non ha visto il serpente. E’ stata al villaggio 5 giorni,poi quando è salita la febbre ed è cominciato ad uscire il pus è venuta in Ospedale. Mi domando : ma sarà davvero un serpente,oppure un ragno? Oppure un insetto e il morso ha fatto infezione? Mah! …Maledetto portoghese! Mi dimenticavo : in Angola si parla portoghese. Sono sempre stato in paesi di lingua Inglese e Swahili. Questa volta non c’erano colleghi chirurghi che conoscevano il portoghese, disponibili a partire in questo periodo. Perciò mi sono messo a studiarlo per un paio di mesi. Pensavo fosse facile! Dopo 1 settimana mi si confonde tutto nella testa,capisco poco e parlo peggio. Ma vado avanti. Alla fine questi infermieri Angolani sono simpatici e svegli. In qualche modo mi capiscono e hanno pazienza. Ogni tanto ridono : non so perché ma immagino di aver detto qualche bestialità! Qualche volta sbarrano gli occhi e allora mi rendo conto di aver parlato in Inglese o in Swahili che mi vengono spontanei. Ora capisco cos’era la torre di Babele! Sono le ore 14.30 : fa caldo,sono in Ospedale dalle 8.00 no-stop,ho fatto un cesareo urgente,il giro in 3 reparti e sono cotto. Devo rientrare un salto a casa per fare pipì,bere e mangiare qualcosa,tirare il fiato. Passo davanti alla sala visite : ci sono almeno 30 occhi che mi guardano,tra cui molti bambini. Stanno aspettando da alcune ore per essere visitati. Distolgo lo sguardo! Dico all’infermiere che vedrò di fare in fretta. C’ è gente che deve rifare 10 km a piedi per tornare a casa,magari col bambino sulle spalle,e non ha mangiato nulla. Non ho la loro resistenza..devo staccare un attimo! A casa mi aspetta Cristina,una signora di 65 anni che fa la domestica per i medici che ho sostituito e che ho temporaneamente “ereditato”. Tutte le mattine cammina per 1 ora e mezza per venire a lavorare. E’ preoccupata perché non mangio a mezzogiorno. Mi ha preparato riso e un sugo al pomodoro per condirlo. Le spiego che non ho tempo per sedermi. Vedo che ci resta male. Allora mi accordo per un caffè e un po’ di frutta e le prometto che mangerò tutto alla sera. Intanto le chiedo se può comperarmi un po’ di patate e qualche birra al mercatino poco distante che si tiene sotto un grande albero. Quando torna ha con sé una cassa di birra,mi dice che venderà qualche bottiglia nel suo villaggio per guadagnare qualcosa. Ma come la porterà? In testa,ovviamente! E per almeno 10 km! E io che mi sento stanco perché ho fatto un po’ di lavoro continuato per qualche ora e ho 10 anni meno di lei!!! E’ meglio ricominciare e anche in fretta. Saluto Cristina -“Até segunda feira (a lunedì)- dico io - “Até amanha (a domani-domenica)- dice lei,perché vengo a messa. Giusto per non perdere l’allenamento,meglio camminare anche domenica per 3 ore tra andata e ritorno! Appena rientro mi chiama la pediatra che mi chiede se posso darle un consiglio per una bambina di 7-8 anni giunta con convulsioni e con febbre alta. Sembra una malaria cerebrale o una meningite. Non abbiamo test di laboratorio a disposizione per la meningite, il test rapido per malaria è negativo. Eseguo la puntura lombare e il liquido sembra limpido : non è meningite. Cosa sarà? Forse è solo un infezione delle vie respiratorie,una polmonite,ma adesso è in coma. Ha avuto convulsioni per troppo tempo senza essere adeguatamente sedata. Ci vorranno giorni di antibiotici e cure per vederla lentamente riprendersi ma non saprò mai se sono residuati dei danni cerebrali permanenti. Mi sento inadeguato e impotente. Sono un chirurgo,non conosco bene la pediatria,sono troppi anni che non la pratico… penso anche che da noi in Europa,abbiano un sacco di specialisti ed esami a disposizione. Forse avrei potuto curarla meglio! Ma siamo in Africa. La vita,la malattia e la morte sono come un fiume che scorre : non c’è modo di fermarlo, né di deviarne il corso. Si può provare a navigarci ma si rischia di affogare se si vuole andare contro corrente. Questa notte voglio dormire. Comincio a non poterne più. Sono 10 giorni che sto in Ospedale e non ho visto nulla al di fuori di esso. Piove e rinfresca,mi addormento… suona la campanella alla porta : sono le 2 e l’infermiere del reparto uomini mi dice che un paziente è grave. Quando arrivo è morto da 15 minuti. Aveva 20 anni,affetto da TB e AIDS,ricoverato per polmonite grave. Non ce l’ha fatta. Ma aveva poche possibilità! Non abbiamo più farmaci anti-tubercolosi in Ospedale,li abbiamo finiti da quasi 1 mese. In tutta l’Angola scarseggiano,è un emergenza nazionale : la tubercolosi è un vero flagello qui in Angola,peggio dell’ AIDS che affligge circa il 6% della popolazione. Poco (sic!) rispetto alle medie di altri paesi africani. Un’ala del reparto uomini è occupata da carcerati che provengono dalla prigione poco distante : ci sono circa 30 malati,tutti uomini dai 18 ai 27 anni e tutti affetti da TB e AIDS. Sono letteralmente stipati in una stanza di 30 metri quadrati che viene chiusa con un lucchetto durante la notte e sorvegliata a vista da guardie carcerarie,ma sono così debilitati che anche volendo non riuscirebbero a scappare. Rientrando a casa spengo la pila e subito mi accorgo che c’ è luce per terra;non è la luna che in questi giorni è assente. Alzo lo sguardo e mi ritrovo stupito a guardare la meraviglia del cielo notturno africano : un libro scritto da milioni di stelle,incredibilmente distinte e luminose che a me sembrano anche più vicine. Forse il cielo si abbassa in Africa? Mi ritrovo a pensare ai navigatori e viaggiatori di un tempo che avevano nella volta celeste il loro “navigatore satellitare”. Rientro e chiudo gli occhi ma continuo a vedere le stelle, poi diventano gli occhi dei pazienti che mi guardano, poi i denti bianchissimi del sorriso dei bambini… Ciao Mari, come stai? Io sto bene al caldo, mentre voi lì congelate a -15 gradi. Finalmente riesco a connettermi con casa, parlare con moglie e figli e sapere che c’è stato il terremoto ed è arrivato l’inverno. A casa stanno bene, sono contento di averli sentiti. I fili dei sentimenti sono molto tirati a 6.000 km di distanza. Oggi ho sala operatoria programmata. Davanti all’ ingresso del blocco operatorio il selciato di cemento dei corridoi delle verande è ricoperto di escrementi di capre! Mi arrabbio. Pretendo che venga tutto ripulito in fretta. Gli infermieri e gli inservienti si danno da fare con rapidità, ma non è colpa loro. L’ospedale è un caravan serraglio di animali in libertà: mucche, asini, capre, maiali, galline, gatti e cani malconci. Parte di questi animali sono proprietà dei parenti al seguito dei malati. Qui funziona così: i malati, giovani e anziani, sono seguiti dai familiari che li accudiscono senza abbandonarli un solo momento (ma non eravamo noi europei il popolo civile e gli africani i selvaggi?). Sono i parenti che preparano il cibo per i pazienti ricoverati. Per far questo si accampano per giorni nei dintorni dell’ospedale con le vettovaglie portate da casa e con qualche animale al seguito magari domestico (vedi cani e gatti) o per uso alimentare (vedi galline). Questi animali scorazzano liberamente nei prati tra i reparti, inseguiti a volte dai bambini che si divertono alle loro spalle. Un povero cane magrissimo sta fuggendo da 3 bambini che lo tormentano tirandogli i sassi … forse ha rubato loro un boccone di cibo! Il Dr. Pratesi mi racconta che questo è un tema in agenda da tempo ma di difficile risoluzione. Si sta cercando di trovare uno spazio per uomini e animali al seguito. Qui tutto diventa un problema ma per gli africani non sembra così grave: forse hanno ragione loro. Senza cibo e senza famiglia i pazienti peggiorerebbero rapidamente. Forse allora val bene la pena di sopportare qualche caccola di capra sul corridoio. Maddalena mi chiama ancora; mi chiede se controllo una mamma che è da 3 giorni in pediatria con il bambino malato di polmonite. Sembra più malata lei del figlio: ha una gravidanza extra-uterina in atto, cioè fuori dall’utero con una emorragia grave. E’ così da 3 giorni, con forti dolori all’addome ma non diceva nulla perché il suo bambino stava male. Per fortuna siamo ancora in tempo: perderà solo un ovaio ma potrà ancora avere figli. E’ forte, si riprende in fretta e anche il piccolo guarisce bene. Questa volta è andata bene. Siamo contenti, stasera festeggiamo: Cristina ci ha preparato gallina e patate arrosto. Ci sta anche una birretta. Per la prima volta abbiamo 1 ora per fare un giro a piedi. Che meraviglia poter camminare un po’! Passiamo la chiesa e andiamo verso il fiume che in questo periodo dell’anno è molto asciutto. Il Cunene, regione del Sud dell’Angola, è un altipiano sui 1000-1200 metri d’altezza, con terreno argilloso; quando piove tutto diventa palude: il fiume di 30 metri di larghezza diventa 5 km. Ci sono dei bambini che fanno il bagno nelle pozze d’acqua, mamme che lavano i vestiti, donne e ragazze che portano secchi e brocche d’acqua sulla testa. Mi sono sempre chiesto da cosa derivi il portamento regale delle donne africane. Mi passa davanti una ragazza con una bottiglia di plastica da mezzo litro sulla testa che si gira come se niente fosse e la bottiglia resta perfettamente in equilibrio : un gioco di prestigio. E’ un’armonia perfetta tra il tronco, le gambe, le spalle, il collo e la testa : crescono così fin da piccole. Arriva una moto, ci sono due infermieri a bordo. Sono venuti a chiamarmi (sapevano dove stavo andando), dicono che c’ è un problema in maternità. Ok, si rientra in fretta, altro cesareo. Tutto bene : esce il bambino, respira bene, piange con vivacità. Improvvisamente si spengono le luci: si è rotta la lampada scialitica. Le luci della sala non bastano, ho la pancia aperta e l’utero aperto, devo ancora togliere la placenta e non vedo più niente. Ricorro alla luce frontale che ho portato da casa e che uso in bicicletta e a 2 pile potenti che altrettanti infermieri imbracciano appollaiati dietro alle mie spalle. Ce la facciamo, alla fine va tutto bene, ma sono sudato. Era l’ultima lampada scialitica funzionante, da adesso non ne abbiamo più. Passo il resto del pomeriggio con Marco a controllare i “relitti” delle altre lampade che hanno fatto la stessa fine, le batterie all’interno non ci sono più da anni, i circuiti sono stati by-passati artigianalmente per consentire un qualche funzionamento, in poche parole inutilizzabili. Come facciamo? Senza lampada è veramente impossibile operare. Marco escogita una soluzione ingegnosa, utilizza un carica batterie che trasforma la corrente dell’impianto erogata a 220 volts in 12 volts. Questa soluzione ci permette di usare la “scialitica” che funziona con lampadine a 12 volts. C’ è un inconveniente: i fili sono agganciati ai morsetti del carica batterie completamente scoperti e al minimo movimento si perde il contatto. Proviamo, è rischioso ma si può fare. Del resto non abbiamo alternative, se non trasferire i pazienti urgenti in altri ospedali; il più vicino è a Ondjiva, a circa 2 ore di auto su strade sterrate piene di buche. Di nuovo maternità: questa volta la donna è arrivata troppo tardi, dopo 2-3 giorni di tentativi di partorire a casa. Non si sente il battito cardiaco del feto,faccio un ecografia e si conferma la morte intra uterina. Ancora peggio: c’è una placenta previa, cioè la placenta è sulla via d’uscita del feto. Se partono le contrazioni rischia un emorragia gravissima. Giusto il tempo di pensarlo e le contrazioni cominciano davvero. Fare un taglio cesareo per un bambino morto è una brutta esperienza, però almeno la vita della mamma è salva. Oggi si festeggia: Maddalena, la pediatra, sta per rientrare in Italia e ha organizzato un piccolo party in reparto. Lei e Susanna gonfiano quei palloncini che spesso si vedono alle fiere anche da noi, sono lunghi e stretti e li puoi modellare in varie forme. I bambini sono tutti lì ma non si accalcano, non gridano, non pretendono … aspettano che venga il loro turno per averne uno. Madò (la piccola con il dito amputato) mi salta in braccio. Tutte le volte che mi vede sembra mi voglia ringraziare ... e io le ho portato via un dito! Seconda uscita: abbiamo 1 ora per andare al mercato grande del villaggio di Chiulo, sono circa 2 km che facciamo volentieri a piedi. Quando arriviamo ci tuffiamo tra le bancarelle coloratissime di tessuti, bibite, barattoli e un po’ di frutta (finalmente). Dura poco: c’è un ragazzo per terra incosciente con la bava alla bocca davanti ad un chiosco che vende bibite. Puzza di alcool, lo conoscono e dicono che è sempre ubriaco, è un poveraccio. Nessuno si muove; forse hanno ragione loro ma non riusciamo a far finta di nulla … potrebbe aver avuto delle convulsioni. Chiamiamo l’ambulanza dell’ospedale e lo trasferiamo in un letto per osservarlo: fine della passeggiata. Ho fatto in tempo a comperare delle arance. Vado verso casa, passo davanti alla pediatria e incontro Madò, le regalo un’arancia. Mentre la mangia con la gioia negli occhi mi vengono in mente troppi pensieri, troppi paragoni e mi si stringe la gola; meglio tornare rapidamente in casa, non sta bene piangere alla mia età. Ormai è quasi finita, sono gli ultimi giorni. Questa domenica mi piacerebbe finalmente assistere alla S. Messa. Mi chiamano in ospedale alle 6 : un carcerato muore per l’ AIDS e la TB, non posso far nulla di più che assisterlo. Rientro intorno alle 9.30, la Messa degli adulti è già finita, però c’è quella dei bambini alle 10.30. Ci vado. Sono nell’ultima fila e ascolto le belle voci del coro che canta quasi ad ogni passaggio del cerimoniale, la predica è in portoghese: incredibile, capisco quasi tutto! Però è facile, è la parabola del lebbroso guarito da Gesù. Il prete fa il paragone con i malati ricoverati in ospedale, è una bella predica, semplice e diretta e usa parole ed esempi concreti che possono capire anche i bambini. Che bello, capisco il portoghese di livello infantile! Ultimo giorno. Sono morto di stanchezza, l’ esperienza è stata molto intensa, non solo fisicamente; forse ancora di più per l’impegno emotivo. Ho davanti agli occhi centinaia di volti e voci che chiedono aiuto sommessamente, senza urlare né protestare, per ritardi o presunte incompetenze o mancanze. Ho voglia di dormire, domani parto alle 7. Solita chiamata delle 2 di notte: anche l’ultimo giorno, maledizione! C’è una bambina di 7 mesi che sta molto male. Mi ricordo che Marco mi ha accennato al problema, questa mattina l’aveva ricoverata dopo aver diagnosticato una infezione respiratoria. Durante la visita aveva notato delle escoriazioni sul corpo, ha avuto un sospetto e ha fatto eseguire il test per la sifilide alla madre: positivo! Dopodichè ha fatto eseguire il test per HIV (AIDS): positivo! Conclusione: la bambina era affetta da polmonite come complicazione su sifilide e AIDS. Bravo Marco! Mi cambio, afferro la pila e mi avvio. Passo zig-zagando tra i materassini e le stuoie dove dormono i parenti sulle verande, imbocco il corridoio verso la pediatria e nel cono di luce fatto dalla pila mi ritrovo a 1 metro da una grossa vipera arrotolata sul cemento! Mi si gela il sangue, ma subito mi accorgo che non si muove, è in una posizione poco naturale: è appena stata ammazzata dagli infermieri che sono venuti a chiamarmi. A guardarla da vicino è molto bella: la pelle è coperta da disegni triangolari di un colore che varia dal beige al marrone chiaro all’ocra, in perfetta tenuta mimetica per gli arbusti della savana. Questi “animaletti” hanno denti lunghissimi fino a 2 cm e in doppia fila. Così se dovessero spezzarsi i primi, infilati in qualche grossa preda che si dibatte, ecco pronti i secondi a salvare il povero animale dalla morte per fame. Ora finalmente capisco quella donna che mi raccontava di essere stata morsa nel sonno. La vipera era distante meno di 5 metri dalle persone che dormivano sulla veranda; di notte la temperatura scende e i rettili cercano volentieri le aree più calde. Arrivo ancora un po’ scosso dalla bambina: è bellissima! Una bambolotta nera con i riccioli decorati da perline, occhioni grandi e spalancati, ma sta davvero male, rantola e ha le estremità cianotiche. Dovrei fare accendere il generatore per darle un po’ di ossigeno. Se accendiamo il generatore durante la notte c’ è il rischio che il motore, già molto usurato, non ce la faccia e così saremmo senza elettricità in tutto l’ospedale per un bel po’, forse settimane, forse mesi. Mentre sto combattendo con me stesso, lei mi toglie il disturbo: se ne va, lieve come un angelo. Così ho chiuso con Chiulo: immagini di dolore e di speranza, disperazione e gioia. Dell’Angola ho visto davvero poco … ma questo “spezzone” di film vissuto mi ha raccontato tanto sulla gente che abita li, nel Sud del paese. Gente che conduce un’esistenza difficile con grande dignità. Non ho assistito allo spettacolo miserevole della richiesta di soldi a tutti i costi (come succede altrove) solo perché hai la pelle bianca e vesti meglio di loro. Questo mi dà una grande speranza che un popolo così possa farcela ad uscire dalla miseria. Noi, Medici con L’Africa, vogliamo stare con loro. Dr. Massimo Brenna Medici con l’Africa Como - Onlus