giovedì 20 aprile 2017

Un primo giro di valutazione

Carissimi,
sono passati vari giorni qui a Chiulo e, dovendo raccogliere vari dati statistici sull’attivitá dell’Ospedale, ho incontrato tanti infermieri e tecnici con i quali avevo giá lavorato qualche anno fa. Tutti mi dicono di trovarmi ingrassato (e vabbé) e ringiovanito: ma che aspetto avevo quando ho lasciato Chiulo 4 anni fa!?
Oltre a girare per reparti, laboratorio, deposito farmaci ecc., ieri ho anche seguito la ginecologa-ostetrica nel giro del suo reparto: la Maternitá é sempre un bel reparto, con quasi tutte le mamme in buona salute, prima e dopo il parto; anche chi ha dovuto fare il parto cesareo sta bene, ho visto che le ferite non si infettano. Naturalmente c’erano anche un paio di donne con la pre-eclampsia, una condizione molto pericolosa, con pressione molto alta e scompenso renale che, se non si riesce a controllare, puó portare alle convulsioni e quindi al parto cesareo come metodo ultimo per risolvere la situazione.
Oggi invece ho seguito l’esperta pediatra e la specializzanda in pediatria che era arrivata con me 2 settimane fa: in realtá sono riuscito a seguirle solo nella prima camerata, quella delle Cure Intensive, dove in 9 letti c’erano una dozzina di bambini davvero mal messi: malarie cerebrali incoscienti; vari denutriti gravi con diarrea o infezione delle vie respiratorie; una anche con madre con l’AIDS che probabilmente le ha passato la malattia e anche la Tubercolosi, una ragnetta di 18 mesi ma di appena 5,5 Kg di peso; e poi la bambina con l’anemia falciforme e quindi il destino segnato a breve ... insomma un posto davvero difficile, dove la visita delle due pediatre si é trascinata lentamente, tra continue interruzioni per pesare un bambino e poi un altro, poi chiamate dal Pronto Soccorso per un’anemia malarica grave (3,3 gr. , per chi se ne intende), immediatamente trasfusa e messa con il concentratore di ossigeno.
Alla fine le ho dovute lasciare per andare a vedere come se la cava il Laboratorio analisi: ho reincontrato il sig. Portasio, il direttore, e i suoi collaboratori; ormai di analisi ne fanno poche, visto che hanno finito reagenti e test rapidi per quasi tutto e dei due apparecchi che fanno in automatico alcune analisi basilari del sangue e delle urine uno é rotto e dell’altro sono finiti da molti mesi i reagenti. Restano i test per le trasfusioni del sangue e quelli per la diagnosi di tubercolosi e malaria. Per sifilide, tifo, meningite epidemica, formula dei globuli bianchi e tanti altre analisi, niente. Per l’HIV-AIDS ci sarebbero dei test rapidi ma il Governo li manda solo a singhiozzo, quando gli arrivano dai progetti internazionali, per cui si usano per le trasfuzioni, per evitare che col sangue si infettino con l’HIV chi ha l’anemia grave. Portasio non é in grado di stimare il fabbisogno mensile o semestrale dei reagenti, vetrini e altri prodotti di consumo per farne degli ordini ragionati quando si racimolano un po’ di soldi; solo per la Tubercolosi il programma nazionale ha mandato una formula che consente questa stima ma tanto i farmaci anti-tubercolari non arrivano da parecchi mesi e quindi di malati ne vengono ormai ben pochi a cercare aiuto: con i pochi soldi disponibili riusciamo a curarne solo 19 (altro che i 105 ricoverati di qualche anno fa), i piú poveri, mentre gli altri devono procurarseli per conto proprio comprandoli nei negozi e nelle bancarellle dei mercati.
Ma anche ieri, quando sono andato nel Deposito Farmaci e Dispositivi Medici, o visto che la sig.a Giacinta, la direttrice, pur avendo computerizzato entrata e uscita di questi materiali di consumo, non sa fare le stime di acquisto; mi sono messo al computer, mi hanno spiegato come usano il programma che Informatici Senza Frontiere ha installato e purtroppo ho dovuto constatare che manca la funzione della stima del consumo mensile medio: non sapendo che farsene, non l’hanno richiesta a ISF; sono riuscito alla fine a costringere il programma a darmi questo dato ma, dopo vari passaggi, si riesce a farlo solo un farmaco alla volta: una procedura lunghissima, visto che i prodotti sono varie centinaia. Con Paolo, il nostro amministratore e logista, abbiamo mandato una mail all’informatico di ISF di riferimento, in Italia, e dopo poche ore ci ha mandato un aggiornamento del programma che dovrebbe prevedere anche questa funzione ... speriamo.
Insomma, c’é da lavorare anche per me, posso rendermi utile!
Ieri é anche arrivata una delegazione interministeriale (Lavori Pubblici, Sanitá, Finanze) per vedere i vari edifici che il Governo aveva iniziato a costruire ma che, per insufficienza o malgestione dei fondi, sono rimasti incompiuti; in vista delle elezioni presidenziali, che si terranno ad agosto, hanno promesso che la prossima settimana i lavori riprenderanno e saranno completati al piú presto ... tutto il Mondo é paese!
Cerco di allegare qualche foto degli screening dei bambini per cercare quelli denutriti: con il fuoristrada l’apposito team visita varie localitá di queste grandi Province, incontrando ogni volta folle di bambini accompagnati da madri o sorelle maggiori. A volte ci si appoggia ad un Centro di Salute (piú grande) o a un piccolo Posto di Salute, altre volte semplicemente si fa tutto sotto un albero. Per fortuna la situazione non é allarmante, con denutrizione moderata sotto il 10% dei bambini e quella grave (di solito da ricoverare) sotto il 3%.





Cari saluti a tutti.

Marco

mercoledì 12 aprile 2017

Di nuovo in Angola

Domenica 9 aprile 2017
Qui fa notte presto: alle 19 il sole tramonta e rapidamente è buio pesto.
Approfitto dell’ultima ora e mezzo in cui è acceso il generatore dell’Ospedale di Chiulo per raccontarvi qualcosa delle tante novità che ho trovato qui in Angola.
A Luanda, dove mi sono fermato 3 giorni per pratiche burocratiche, faceva un caldo asfissiante; per fortuna in tutti i locali, sia in casa che negli uffici, c’è l’aria condizionata altrimenti sarebbe stata una situazione insopportabile.
Ho trovato una modernizzazione galoppante: supermercati ben forniti, tante auto nelle strade ingorgate, palazzi e grattacieli in costruzione, edifici amministrativi nuovi ed esteticamente pregevoli (anche se poi per due giorni di seguito, mancando il collegamento internet, non ho potuto fare le pratiche per la patente angolana, che sarà pronta tra 2 mesi).
Anche l’aeroporto per i voli nazionali era nuovo, con ben due bar dove si poteva fare lo spuntino del pranzo e un sistema di altoparlanti comprensibili.
Si vede ancora tanta spazzatura dappertutto e buche nelle strade e nei marciapiedi (sembra Roma) e intere strade, in periferia, sono ancora allagate dalle piogge intermittenti, con le auto che le guadano lentamente, cercando di non finire in qualche buca profonda, resa invisibile dall’acqua stagnante.
Eravamo in 3 diretti a Chiulo: con me c’erano anche Laura, una dottoressa che era già sata a Chiulo 1 anno nel 2008-09 e che si occuperà della salute materno-infantile sul territorio della nostra Provincia, e M. Elena, una 31enne specializzanda in Pediatria che resterà qui per uno stage di 6 mesi.
Arrivati a Ondjiva ho trovato ad aspettarmi Pascoal, un ragazzo in gamba a cui avevo fatto prendere la patente 4 anni fa e che ora ha fatto carriera nel Cuamm dove fa l’autista-logista e prende lo stipendio più alto tra i nostri dipendenti nel Cunene. Mi sono commosso ad abbracciarlo.
Siamo andati a fare le prime spese nell’unico supermercato della Regione e poi siamo andati a Chiulo, distante 150 Km, arrivando però quando era già buio.
La mattina del venerdì abbiamo partecipato alla riunione della Direzione dell’Ospedale con i Caposala e abbiamo così potuto conoscere e salutare i pochi nuovi (in particolare i due medici angolani, assunti 3 anni fa) e i tanti veterani del Personale, con tanti abbracci un po’ con tutti. La Direttora Generale, il Direttore Amministrativo e il Consulente legale dell’Ospedale erano però assenti: li incontrerò nei prossimi giorni.
Poi sono cominciati una serie di riunioni, colloqui e incontri con gli altri membri del Cuamm e con alcuni dei nostri principali collaboratori angolani, attività che dovrò completare la prossima settimana, compresi gli incontri istituzionali più importanti, con i Direttori Provinciale e Regionale della Salute e con il Vescovo.
Poi potrò iniziare con il seguire l’attività in Ospedale ma anche le supervisioni dei 32 ambulatori tenuti dagli infermieri locali nella nostra Provincia; in realtà questa attività sarà seguita dal Laura ma la affiancherò nelle primissime visite per cercare di aiutarla ad elaborare un sistema di moduli e schede riassuntive su ognuno degli ambulatori in cui riportare punti di forza e debolezza di ognuno di essi dando loro un voto, per poi iniziare al più presto a fornire sostegno ad un miglioramento generale delle loro condizioni operative.
Di ogni ambulatorio cercheremo anche di avere la posizione geografica precisa usando il sistema satellitare, così da poter programmare le supervisioni con maggiore efficienza, visitando 2 o 3 posti per ogni uscita del nostro fuoristrada.
Ieri mattina abbiamo cominciato col visitare la Casa de Espera, cioè la casa d’attesa, per le donne a termine di gravidanza che vengono a piedi da grande distanza: si portano da mangiare, un’accompagnatrice e il figlio precedente più piccolo e aspettano che cominci il parto, così alle prime contrazioni raccolgono le loro cose e si trasferiscono nella Maternità dell’Ospedale lì accanto per partorire in sicurezza e poi se ne tornano a casa a piedi o come sono venute.
Per incoraggiare il parto in strutture sicure come la nostra, ad ogni donna che entra nella Casa diamo un kit alimentare con farina di mais o riso, fagioli, olio di semi e poco altro, da aggiungere ai cibi che si sono portate da casa, e poi alla nascita del figlio diamo a tutte (anche a quelle che sono arrivate direttamente per il parto senza sostare nella Casa) un “mama kit”, con una bacinella, una saponetta, un asciugamano e poche altre cose per la protezione e igiene del neonato. Alle donne che riescono a trovare un passaggio in moto o con altro mezzo privato o pubblico, rimborsiamo la spesa del viaggio e per tutte rimborsiamo all’Ospedale le spese del parto, sia normale che cesareo, in modo che le neo-mamme non debbano spendere niente.
 Lo stesso avviene per l’unico altro centro periferico che finora sia in grado di seguire i parti normali e inviare in ospedale quelli complicati: è il Centro di Salute della Missione di Okanautoni la cui posizione ancora non ci è nota con precisione e che dista circa 70 Km da qui, percorribili in 2 ore con l’auto. Il successo di questi “incentivi” a partorire in Ospedale sono stati superiori alle attese: i parti sono passati dagli 800/anno quando c’ero io nel 2012, ai 1.800/anno che ci aspettiamo quest’anno se le donne continueranno a venire numerose come l’anno scorso e in questi primi mesi del 2017.
La Casa de Espera poi scoppia di donne e loro accompagnatori e cerco di inserire qualche foto per mostrarla: oltre all'edificio in muratura se ne sono dovuti costruire altri 2 con tecnica locale (un tetto in lamiera appoggiato su pareti costituite da semplici tronchi d’albero affiancati verticalmente) e tante gravide vivono in tendine di loro proprietà e facilmente acquistabili in ogni mercato rurale.
La Casa de Espera in muratura da fuori del recinto
L'interno della Casa ... ma le ospiti di giorno vivono fuori
La Casa, le tende e alcune delle ospiti.
Focolari tradizionali (3 pietre) e migliorati (di fango cotto)
L'interno della Casa de Espera tradizionale
Data l’alta affluenza, i fondi per dare i kit alimentari e i mama kit stavano esaurendosi rapidamente ma per fortuna la Caritas italiana ha risposto all’appello del Cuamm di Padova per cui è arrivato un piccolo finanziamento di 5.000 € che dovrebbe permetterci di mantenere l’impegno con le donne per tutto quest’anno.
Anche ad Okanautoni è stata costruita una Casa de Espera ma questa attività di sostegno alle donne è cominciata da poco e i numeri sono ancora bassi, con circa 200 parti/anno; confidiamo però che aumentino anche lì senza però esagerare visto che il Personale è poco.
Altre 2 case di tipo tradizionale sono state recentemente costruite in altrettanti Centri di Salute ma dobbiamo ancora visitarle.
Stamane, domenica, abbiamo fatto con Laura e M. Elena il giro dell’Ospedale e anche qui vi sono positive novità ma per oggi basta così.
Spero di ricevere qualche vostro commento e richieste di chiarimenti o per curiosità sulla vita e il lavoro quaggiù. Intanto cari saluti a tutti.
Marco

domenica 19 agosto 2012

aggiornamento di Ferragosto


Sono passati mesi dal mio ultimo blog ... o come si chiama questa specie di diario-relazione. E naturalmente son successe tante cose, troppe per raccontarle tutte. Intanto ai primi di giugno è partita l'anziana coppia che per 1 anno aveva assicurato l'attività ostetrico-chirurgica (lui) e quella internistico-pediatrica (lei). Qui non si erano proptio trovati a loro agio, a differenza delle esperienze precedenti. Per motivi burocratici, soprattutto legati ai sempre maggiori ostacoli che l'Angola crea per rilasciare i visti di entrata, il Cuamm non è riuscito a mandare subito i sostituti e così per 15 giorni siamo rimasti soli io e lo specializzando in Chirurgia che sta qui per 6 mesi; senza uno specialista in chirurgia, per motivi legali, lui non può operare pur essendone perfettamente capace, ma un cesareo sono stato costretto ad autorizzarlo: c'era un prolasso di cordone ombelicale e quindi non c'era tempo di trasferire la donna alla lontana Ondjiva, la capitale della Regione, distante 2 ore di auto. Poi è arrivato un anziano chirurgo "supplente" e lo specializzando ha ricominciato a respirare (e operare) ma io ho continuato a restare solo per i casi medici e pediatrici per altri 15 giorni, con un'epidemia di morbillo in atto! Comunque ce l'abbiamo fatta, e anche il morbillo è andato "bene", con circa 160 casi dall'inizio dell'anno e "solo" 6 bambini morti. Ho anche "scoperto" la grande utilità dell'aerosol nei casi di laringite morbillosa: 30 anni fa in Uganda avevo dovuto fare 2 sanguinarie tracheotomie notturne d'urgenza e invece stavolta questi casi si sono risolti con qualche seduta di aerosol ... una piacevole sorpresa per un medico burocrate come me, non più abituato alla medicina curativa. Poi è arrivata la nuova dottoressa che doveva occuparsi di tutta la parte di medicina adulti, inclusi i casi di AIDS e Tubercolosi, e della Pediatria: troppo, secondo me. E infatti la poveretta, pur avendo già lavorato vari anni tra Italia e Portogello e 1 anno in un Ospedale Missionario nella capitale del Chad, non ce la fa: invece di restare almeno 1 anno, come preventivato, ha comunicato che cercherà di arrivare al 30 Settembre, sperando di non uscir di testa prima. Con lei, per 1 mese, era arrivata anche una più anziana collega, già stata a lungo a Chiulo ma che per motivi di famiglia non può trattenervisi, che l'ha affiancata per aiutarla ad inserirsi sia come varietà di malattie che qui si trovano, sia per aiutarla a capire come organizzarsi per far fronte al carico di lavoro. L'internista-pediatra anziana se n'è andata e io mi sono preso la Tisiologia, coi 70 tubercolotici ricoverati, e a settimane alterne rispondo io alle eventuali chiamate notturne e di domenica, permettendo così alla collega più giovane di dormire e, la domenica, di fare un salto a Ondjiva per distrarsi e fare qualche spesa al mercato, ma non è sufficiente e io non posso fare di più. Quello che lamenta non è solo il carico di lavoro, tra adulti e bambini, di cui fare il giro 3 volte al giorno (completo la mattina, solo dei casi nuovi e di quelli gravi pomeriggio e dopo cena) ma l'isolamento in cui Chiulo si trova. A me e ad altri non pesa: tra casa, studio e lavoro il tempo vola e non sentiamo il bisogno di incontrare altri, di visitare località o persone per distrarci, ma non tutti sono uguali, no? ognuno ha le sue esigenze. Dal Cuamm le hanno anche promesso l'invio di uno specializzando di rinforzo ma niente: non riesce ad adattarsi all'isolamento. Dopo il primo chirurgo supplente, ne è arrivato un secondo (è ancora qui), con grande esperienza in Italia e Africa, perchè un altro problema è stato il trovare un chirurgo e ostetrico che restasse anche lui almeno 1 anno (si comincia con 1 anno, poi si può prolungare più volte, come ho fatto io). Ora il Cuamm ha trovato un tedesco ma non può venire perchè dal 15 agosto a (almeno) il 15 settembre in Angola non possono entrare stranieri: il 31 agosto ci sono le elezioni politiche e in un Paese come questo si prendono precauzioni straordinarie per prevenire infiltrazioni eversive. Fatto sta che il 2° supplente, che è qui in ferie, se ne deve andare il 26 agosto e quindi resterà di nuovo lo specializzando da solo per almeno 3 settimane. Mi sono rivolto al Direttore Provinciale della Salute (una specie di Assessore Regionale), un chirurgo angolano sui 40 anni, che ha studiato a Cuba, chiedendogli per carità di inviarci un chirurgo dalle consistenti guarnigioni degli Ospedali vicini, altrimenti saremo costretti a mandare a Ondjiva (2 ore di auto a sud-est) tutti i casi che necessitano di operazione chirurgica, essendo quello l'unico altro Ospedale nella Regione che abbia una Sala Operatoria; sembravano disponibili un vietnamita che sta a Ondjiva e un russo che sta a Cahama (1 ora a nord-ovest), ma niente: per le elezioni ognuno deve stare al suo posto, le ferie sospese, le scuole e università chiuse ecc.. Ora forse c'è la possibilità che i rinforzi arrivino dal 7° Cavalleggeri: Tim e Sam sono 2 anziani medici americani che si trovano in visita all'Ospedale Protestante di Lubango, 5 ore a nord-ovest da qui, e spero che loro, se li andiamo a prendere e li ospitiamo con noi, possano venirci ad aiutare ... è un continuo arrabattarsi e lambiccarsi il cervello per trovare soluzioni a problemi di questo tipo: risorse umane ma anche finanziarie e materiali che sempre mancano. P. es. l'auto dell'Ospedale, una Toyota Hilux, è ferma da 2 mesi per guasti multipli. Sono già stati spesi migialia di dollari per altre riparazioni e il budget per la manutenzione e carburante, 6.000 dollari del Progetto CRS (la Caritas degli USA), è esaurito; adesso ce ne vorrebbero altri 2.000 per riparare i guasti attuali ma il nuovo budget CRS inizia a ottobre, quindi da mesi e per mesi si usano le auto del Cuamm anche per i bisogni dell'Ospedale. Ancora: i guasti elettrici. Qui a Chiulo il più esperto in elettricità sono io perchè alle superiori ho fatto le industriali e ho studiato anche elettrotecnica. Ma erano solo studi teorici e son passati 40 anni! Ora ammattisco, insieme agli operai della manutenzione, per riparare lampade scialitiche della sala operatoria, cercare di far tornare la corrente alle prese della Sezione di Salute Pubblica, capire perchè si bruciano di continuo i fusibili di certi caricabatterie e come fare per evitare che la cosa si ripeta: prima o poi si brucia l'intero carica-batteria! Per ridare corrente alla Salute Pubblica mi son dovuto arrampicare su un armadio e da lì passare nel sottotetto con tanto di lampada frontale ... per non capirci niente! C'era un sistema di fusibili di ceramica di epoca etrusca, comunque tutti con la parte "fusibile" bruciata dai tempi di Muzio Scevola e che qualche Libero Pensatore ha sostituito con fili di rame! I circuiti sono correttamente 2, separati per le lampade e le prese, ma l'illuminazione funziona mentre le prese continuano a non funzionare. C'ho perso inutilmente mezza giornata. Qualche soddisfazione ce l'ho in Tisiologia, dove i malati sono aumentati molto perchè son tornati un po' di farmaci anti-tubercolari, passando da 35 ricoverati di 3 mesi fa a oltre 70 di oggi per cui ho dovuto dividere i pazienti in 3 gruppi di 20-30 pazienti, che visito settimanalmente dedicando a loro circa 3 ore al giorno per 3 giorni. Dato che abbiamo avuto vari bambini con TBC dei linfonodi del collo o bronchiali figli di tubercolotici, ho cominciato a dare la profilassi per la TBC a tutti i figli di genitori con TBC polmonare contagiosa che abbiano meno di 5 anni di età: per ora sono 8, di età dai 2 mesi ai 5 anni, ma ogni settimana se ne aggiunge qualcuno; in questo modo lo sviluppo di una TBC nei bambini, se avviene, dovrebbe essere ritardata di un paio di anni, trovando il bimbo cresciuto e quindi più in grado di resistere alla malattia. Abbiamo anche ripreso l'attività del Centro Denutriti, temporaneamente sospesa per far posto ai casi di Morbillo, ora trasferiti in un nuovo Isolamento creato apposta in un edificio in costruzione. La difficoltà reale era però l'incapacità di Epifània, l'infermiera incaricata, di riempire il Registro del Centro e fare le relative statistiche mensili, senza le quali la Sanità non può mandarci gli alimenti terapeutici (latti speciali, Plumpynut - a base di arachidi) per i denutriti, messi a disposizione dall'Unicef. Quindi la sera, quando Epifània è di turno, dopo aver fatto il giro dei malati, ci si siede insieme e si rivedono i casi, le loro cartelle, i pesi, se hanno preso i farmaci previsti ecc., registrando tutto sugli appositi moduli ... non è facile, la capisco. Felismina, l'anziana Infermiera che, oltre a fare l'anestesista (male) gestisce anche il Deposito Farmaci, non ha aggiornato il Registro di Entrata e Uscita dei farmaci dal mese di Marzo per cui vari farmaci e materiali che nel Registro risultavano presenti in buona quantità, in realtà erano finiti o quasi. L'avrei strozzata. Invece sono andato dalla Direttora e le ho comunicato che, finchè non nominerà una nuova èquipe di gestione dei farmaci, il Cuamm userà i soldi di sostegno a Chiulo per comprare equipaggiamento (chirurgico, di laboratorio) ma non materiali di consumo, inclusi i farmaci. La Direttora c'è rimasta male, ne abbiamo parlato col Vescovo, e insomma si dovrebbe fare questo cambio di gestione. Venerdì però è arrivata Natàlia, la giovane infemiera che riporta il Registro su computer, per calcolare in automatico il consumo mensile medio e annuale (per poter fare acquisti ragionati, su stime attendibili) dicendo che Felismina aveva aggiornato tutto e lei aveva riportato tutto sul Registro informatico; mi ha lasciato la pendrive coi file e se n'è andata: sorpreso, mi sono quasi commosso. Dopo cena ho deciso di esaminare i files, ho messo la pendrive nel mio PC ... e c'è stato una specie di duello virtuale: un virus mi ha distrutto alcuni file di farmaci mentre il mio anti-virus ha distrutto quelli della pendrive: mi sarei messo a piangere! Ora dovremo ricostruire tutti i file perduti e, devo pensarci, forse bisognerà rinunciare al Registro Entrate-Uscite informatico, limitandoci a tenere quello cartaceo e a fare mensilmente le statistiche dei consumi partendo dai moduli scritti a mano. E così passano i giorni e le settimane, tra rinvii e ritardi, passi avanti e indietro. Con tutte queste attività, così varie e imprevedibili, sono costretto a fare avanti e indietro tra casa e Ospedale e tra i vari Reparti, l'Officina ecc. un'infinità di volte ogni giorno: per forza che mi abbronzo, ma non è che sto a prendere il sole in un Country Club! E poi se, fuori dall'orario di lavoro, devo andare a parlare con la Direttora o con delle infermiere, i loro alloggi sono ancor più lontani. E così mi sono comprato una moto! Clemência, la caposala del Reparto Uomini, mi prende in giro dicendo che sono un quattordicenne! Ahimè si tratta di una moto da 50 cc ma non è un ciclomotore come avrei voluto: è un mostro che pesa almeno un quintale, tipo sportivo, cinese (Keweseki!), con la batteria di avviamento che spesso fa cilecca per cui devo tentare, si solito invano, di metterla in moto usando l'apposito pedale laterale al quale si deve dare una vigorosa spinta col piede che a me spesso non riesce, per cui c'è sempre qualcuno, un autista dell'Ospedale, un tubercolotico della Tsiologia ecc., che me l'avviano e così posso partire ... fino alla prossima fermata. Per fare dei giri "turistici" neanche a parlarne: non ci sono strade ma solo sentieri pieni di buche o con lunghi tratti sabbiosi ancor più insidiosi, dove faccio delle belle sbandate da cuore in gola e capelli ritti ... quindi la uso proprio solo per "lavoro", per spostarmi più rapidamente in questa specie di Triangolo delle Bermude formato da casa, Ospedale e alloggi Direttora+Infermieri nel quale noi medici del Cuamm scompariamo per qualche mese o anno. Cari saluti a tutti. Spero sempre di ricevere vostre notizie o commenti. Ciao Marco

venerdì 6 aprile 2012

Angola 22 Gennaio-17 Febbraio 2012 (quasi un diario del dr. Massimo Brenna - chirurgo) … Sto finalmente per arrivare! Sono 2 giorni che viaggio, ho un po’ di nausea da auto che sobbalza sullo sterrato degli ultimi km prima dell’ospedale di Chiulo: sono in Angola, nell’ Africa di Sud-Ovest, un paese grande 5 volte l’Italia con 1/3 della nostra popolazione (neanche 20 milioni di abitanti); di cui 5-6 milioni vivono a Luanda, la capitale. Questa volta sono solo: Veronica (mia figlia infermiera) che era venuta con me 2 anni fa in Sudan doveva lavorare. Fuori caldo, un po’ umido (non troppo), paesaggio tipico d’Africa con la Savana che si risveglia dalla stagione secca: l’erba comincia a rinverdire, i baobab sparsi qua e là sono pieni di foglie, ogni tanto qualche macchia di cespugli e piante. In più qualche rottame di blindato e carro armato, residui della guerra Civile ormai finita da 10 anni. Non vedo animali: mi dicono che se ne sono andati durante la guerra (almeno loro sono potuti fuggire!). Come in Sud-Sudan le Savane sono deserte di vita. E’ la morte dell’ambiente naturale d’Africa dove la natura è stata padrona per centinaia di migliaia di anni. Consegne veloci: sostituirò il chirurgo (Giacinto, detto Cino) e la moglie internista (Alma). Mi aiuterà per circa 17-18 giorni la dottoressa Maddalena Rimediotti, specializzanda in geriatria che qui cura bambini! I letti sono tanti (circa 140 + 60 del reparto Tubercolosi) e molti sono i malati gravi. Ce la farò? Il giorno dopo sono già in Sala Operatoria, subito dopo nei Reparti e poi ancora a visitare pazienti che vengono inviati dagli infermieri che fanno il primo filtro negli Ambulatori esterni. E’ un flusso continuo di gente che viene anche da molto lontano, a volte facendo a piedi oltre 10 km, perché non hanno soldi per pagare il trasporto (i soldi li hanno messi da parte per le visite e le medicine): eh si! in Africa i poveri pagano visita e medicine! Per noi (“ricchi”) che non paghiamo i servizi sanitari sembra assurdo ma senza quei soldi gli Ospedali, già malandati, non reggerebbero. La gente lo sa e lo condivide. Ricordo in Etiopia un giovane affetto da gangrena ad una gamba in seguito ad un trauma che è giunto in Ospedale dopo 7 mesi, quando finalmente è riuscito a raccogliere i soldi per la visita e l’operazione! La prima settimana passa senza che mi accorga: vedo solo Ospedale, malati e la casa dei medici la sera dove ci si siede insieme al Coordinatore del progetto (Dr. Marco Pratesi) e all’amministratrice (Susanna Calcina). Momenti brevi di relax prima del “black out” : alle 23.00 si spegne il generatore e cala il buio. Ho ripreso a fare l’ostetricia e ginecologia: ormai era un po’ di anni che non la praticavo così intensamente. Il progetto “maternità sicura” sta cominciando a dare i suoi frutti: sono aumentate le donne che vengono al consultorio pre-natale e poi a partorire in ospedale se hanno problemi. Oggi mi chiamano per valutare una donna che è alla 13° gravidanza e non riesce a partorire. E’ sfinita da 2 giorni di contrazioni, il bambino è ancora vitale ma bisogna fare in fretta. Confermo che occorre fare il taglio cesareo e chiedo alla signora se possono chiudere le tube: dice di no! Sono costernato, ma è cosi. Devo rispettare la sua volontà! Domani devo amputare un dito della mano a Madò,una splendida bambina di 4 anni che ha subito una “mordedura de cobra” come dicono qui. Impossibile spiegare che se fosse stato un cobra sarebbe morta. Si tratta di vipera ed è già abbastanza. La piccola è in ospedale da 1 mese a medicare il dito che è ridotto ad un moncone irriconoscibile. Madò (Maddalena) entra in sala operatorio in braccio a me e mi sorride contenta,è da sola : la mamma non c’è da 1 settimana. E’ dovuta tornare al villaggio per curare gli altri bambini e recuperare un po’ di cibo. La bambina è stata “adottata” dalle altre mamme della pediatria che la curano, gioca con gli altri bambini,mangia quello che passa l’Ospedale e non si lamenta mai. Sembra uno dei nostri bambini,vero? Ho dovuto estendere l’amputazione al metacarpo (osso della mano), perché l’osso era infetto. Speriamo bene. In 3 settimane ho operato 3 pazienti per “mordedura de cobra” : ma quanti “cobra-vipere” ci sono? L’ultima,una donna di circa 25 anni,è arrivata con un ascesso al braccio sinistro e un’area di pelle necrotica di circa 20 cm. Dice che è stata morsa mentre dormiva nella capanna,quando si è svegliata per il dolore non ha visto il serpente. E’ stata al villaggio 5 giorni,poi quando è salita la febbre ed è cominciato ad uscire il pus è venuta in Ospedale. Mi domando : ma sarà davvero un serpente,oppure un ragno? Oppure un insetto e il morso ha fatto infezione? Mah! …Maledetto portoghese! Mi dimenticavo : in Angola si parla portoghese. Sono sempre stato in paesi di lingua Inglese e Swahili. Questa volta non c’erano colleghi chirurghi che conoscevano il portoghese, disponibili a partire in questo periodo. Perciò mi sono messo a studiarlo per un paio di mesi. Pensavo fosse facile! Dopo 1 settimana mi si confonde tutto nella testa,capisco poco e parlo peggio. Ma vado avanti. Alla fine questi infermieri Angolani sono simpatici e svegli. In qualche modo mi capiscono e hanno pazienza. Ogni tanto ridono : non so perché ma immagino di aver detto qualche bestialità! Qualche volta sbarrano gli occhi e allora mi rendo conto di aver parlato in Inglese o in Swahili che mi vengono spontanei. Ora capisco cos’era la torre di Babele! Sono le ore 14.30 : fa caldo,sono in Ospedale dalle 8.00 no-stop,ho fatto un cesareo urgente,il giro in 3 reparti e sono cotto. Devo rientrare un salto a casa per fare pipì,bere e mangiare qualcosa,tirare il fiato. Passo davanti alla sala visite : ci sono almeno 30 occhi che mi guardano,tra cui molti bambini. Stanno aspettando da alcune ore per essere visitati. Distolgo lo sguardo! Dico all’infermiere che vedrò di fare in fretta. C’ è gente che deve rifare 10 km a piedi per tornare a casa,magari col bambino sulle spalle,e non ha mangiato nulla. Non ho la loro resistenza..devo staccare un attimo! A casa mi aspetta Cristina,una signora di 65 anni che fa la domestica per i medici che ho sostituito e che ho temporaneamente “ereditato”. Tutte le mattine cammina per 1 ora e mezza per venire a lavorare. E’ preoccupata perché non mangio a mezzogiorno. Mi ha preparato riso e un sugo al pomodoro per condirlo. Le spiego che non ho tempo per sedermi. Vedo che ci resta male. Allora mi accordo per un caffè e un po’ di frutta e le prometto che mangerò tutto alla sera. Intanto le chiedo se può comperarmi un po’ di patate e qualche birra al mercatino poco distante che si tiene sotto un grande albero. Quando torna ha con sé una cassa di birra,mi dice che venderà qualche bottiglia nel suo villaggio per guadagnare qualcosa. Ma come la porterà? In testa,ovviamente! E per almeno 10 km! E io che mi sento stanco perché ho fatto un po’ di lavoro continuato per qualche ora e ho 10 anni meno di lei!!! E’ meglio ricominciare e anche in fretta. Saluto Cristina -“Até segunda feira (a lunedì)- dico io - “Até amanha (a domani-domenica)- dice lei,perché vengo a messa. Giusto per non perdere l’allenamento,meglio camminare anche domenica per 3 ore tra andata e ritorno! Appena rientro mi chiama la pediatra che mi chiede se posso darle un consiglio per una bambina di 7-8 anni giunta con convulsioni e con febbre alta. Sembra una malaria cerebrale o una meningite. Non abbiamo test di laboratorio a disposizione per la meningite, il test rapido per malaria è negativo. Eseguo la puntura lombare e il liquido sembra limpido : non è meningite. Cosa sarà? Forse è solo un infezione delle vie respiratorie,una polmonite,ma adesso è in coma. Ha avuto convulsioni per troppo tempo senza essere adeguatamente sedata. Ci vorranno giorni di antibiotici e cure per vederla lentamente riprendersi ma non saprò mai se sono residuati dei danni cerebrali permanenti. Mi sento inadeguato e impotente. Sono un chirurgo,non conosco bene la pediatria,sono troppi anni che non la pratico… penso anche che da noi in Europa,abbiano un sacco di specialisti ed esami a disposizione. Forse avrei potuto curarla meglio! Ma siamo in Africa. La vita,la malattia e la morte sono come un fiume che scorre : non c’è modo di fermarlo, né di deviarne il corso. Si può provare a navigarci ma si rischia di affogare se si vuole andare contro corrente. Questa notte voglio dormire. Comincio a non poterne più. Sono 10 giorni che sto in Ospedale e non ho visto nulla al di fuori di esso. Piove e rinfresca,mi addormento… suona la campanella alla porta : sono le 2 e l’infermiere del reparto uomini mi dice che un paziente è grave. Quando arrivo è morto da 15 minuti. Aveva 20 anni,affetto da TB e AIDS,ricoverato per polmonite grave. Non ce l’ha fatta. Ma aveva poche possibilità! Non abbiamo più farmaci anti-tubercolosi in Ospedale,li abbiamo finiti da quasi 1 mese. In tutta l’Angola scarseggiano,è un emergenza nazionale : la tubercolosi è un vero flagello qui in Angola,peggio dell’ AIDS che affligge circa il 6% della popolazione. Poco (sic!) rispetto alle medie di altri paesi africani. Un’ala del reparto uomini è occupata da carcerati che provengono dalla prigione poco distante : ci sono circa 30 malati,tutti uomini dai 18 ai 27 anni e tutti affetti da TB e AIDS. Sono letteralmente stipati in una stanza di 30 metri quadrati che viene chiusa con un lucchetto durante la notte e sorvegliata a vista da guardie carcerarie,ma sono così debilitati che anche volendo non riuscirebbero a scappare. Rientrando a casa spengo la pila e subito mi accorgo che c’ è luce per terra;non è la luna che in questi giorni è assente. Alzo lo sguardo e mi ritrovo stupito a guardare la meraviglia del cielo notturno africano : un libro scritto da milioni di stelle,incredibilmente distinte e luminose che a me sembrano anche più vicine. Forse il cielo si abbassa in Africa? Mi ritrovo a pensare ai navigatori e viaggiatori di un tempo che avevano nella volta celeste il loro “navigatore satellitare”. Rientro e chiudo gli occhi ma continuo a vedere le stelle, poi diventano gli occhi dei pazienti che mi guardano, poi i denti bianchissimi del sorriso dei bambini… Ciao Mari, come stai? Io sto bene al caldo, mentre voi lì congelate a -15 gradi. Finalmente riesco a connettermi con casa, parlare con moglie e figli e sapere che c’è stato il terremoto ed è arrivato l’inverno. A casa stanno bene, sono contento di averli sentiti. I fili dei sentimenti sono molto tirati a 6.000 km di distanza. Oggi ho sala operatoria programmata. Davanti all’ ingresso del blocco operatorio il selciato di cemento dei corridoi delle verande è ricoperto di escrementi di capre! Mi arrabbio. Pretendo che venga tutto ripulito in fretta. Gli infermieri e gli inservienti si danno da fare con rapidità, ma non è colpa loro. L’ospedale è un caravan serraglio di animali in libertà: mucche, asini, capre, maiali, galline, gatti e cani malconci. Parte di questi animali sono proprietà dei parenti al seguito dei malati. Qui funziona così: i malati, giovani e anziani, sono seguiti dai familiari che li accudiscono senza abbandonarli un solo momento (ma non eravamo noi europei il popolo civile e gli africani i selvaggi?). Sono i parenti che preparano il cibo per i pazienti ricoverati. Per far questo si accampano per giorni nei dintorni dell’ospedale con le vettovaglie portate da casa e con qualche animale al seguito magari domestico (vedi cani e gatti) o per uso alimentare (vedi galline). Questi animali scorazzano liberamente nei prati tra i reparti, inseguiti a volte dai bambini che si divertono alle loro spalle. Un povero cane magrissimo sta fuggendo da 3 bambini che lo tormentano tirandogli i sassi … forse ha rubato loro un boccone di cibo! Il Dr. Pratesi mi racconta che questo è un tema in agenda da tempo ma di difficile risoluzione. Si sta cercando di trovare uno spazio per uomini e animali al seguito. Qui tutto diventa un problema ma per gli africani non sembra così grave: forse hanno ragione loro. Senza cibo e senza famiglia i pazienti peggiorerebbero rapidamente. Forse allora val bene la pena di sopportare qualche caccola di capra sul corridoio. Maddalena mi chiama ancora; mi chiede se controllo una mamma che è da 3 giorni in pediatria con il bambino malato di polmonite. Sembra più malata lei del figlio: ha una gravidanza extra-uterina in atto, cioè fuori dall’utero con una emorragia grave. E’ così da 3 giorni, con forti dolori all’addome ma non diceva nulla perché il suo bambino stava male. Per fortuna siamo ancora in tempo: perderà solo un ovaio ma potrà ancora avere figli. E’ forte, si riprende in fretta e anche il piccolo guarisce bene. Questa volta è andata bene. Siamo contenti, stasera festeggiamo: Cristina ci ha preparato gallina e patate arrosto. Ci sta anche una birretta. Per la prima volta abbiamo 1 ora per fare un giro a piedi. Che meraviglia poter camminare un po’! Passiamo la chiesa e andiamo verso il fiume che in questo periodo dell’anno è molto asciutto. Il Cunene, regione del Sud dell’Angola, è un altipiano sui 1000-1200 metri d’altezza, con terreno argilloso; quando piove tutto diventa palude: il fiume di 30 metri di larghezza diventa 5 km. Ci sono dei bambini che fanno il bagno nelle pozze d’acqua, mamme che lavano i vestiti, donne e ragazze che portano secchi e brocche d’acqua sulla testa. Mi sono sempre chiesto da cosa derivi il portamento regale delle donne africane. Mi passa davanti una ragazza con una bottiglia di plastica da mezzo litro sulla testa che si gira come se niente fosse e la bottiglia resta perfettamente in equilibrio : un gioco di prestigio. E’ un’armonia perfetta tra il tronco, le gambe, le spalle, il collo e la testa : crescono così fin da piccole. Arriva una moto, ci sono due infermieri a bordo. Sono venuti a chiamarmi (sapevano dove stavo andando), dicono che c’ è un problema in maternità. Ok, si rientra in fretta, altro cesareo. Tutto bene : esce il bambino, respira bene, piange con vivacità. Improvvisamente si spengono le luci: si è rotta la lampada scialitica. Le luci della sala non bastano, ho la pancia aperta e l’utero aperto, devo ancora togliere la placenta e non vedo più niente. Ricorro alla luce frontale che ho portato da casa e che uso in bicicletta e a 2 pile potenti che altrettanti infermieri imbracciano appollaiati dietro alle mie spalle. Ce la facciamo, alla fine va tutto bene, ma sono sudato. Era l’ultima lampada scialitica funzionante, da adesso non ne abbiamo più. Passo il resto del pomeriggio con Marco a controllare i “relitti” delle altre lampade che hanno fatto la stessa fine, le batterie all’interno non ci sono più da anni, i circuiti sono stati by-passati artigianalmente per consentire un qualche funzionamento, in poche parole inutilizzabili. Come facciamo? Senza lampada è veramente impossibile operare. Marco escogita una soluzione ingegnosa, utilizza un carica batterie che trasforma la corrente dell’impianto erogata a 220 volts in 12 volts. Questa soluzione ci permette di usare la “scialitica” che funziona con lampadine a 12 volts. C’ è un inconveniente: i fili sono agganciati ai morsetti del carica batterie completamente scoperti e al minimo movimento si perde il contatto. Proviamo, è rischioso ma si può fare. Del resto non abbiamo alternative, se non trasferire i pazienti urgenti in altri ospedali; il più vicino è a Ondjiva, a circa 2 ore di auto su strade sterrate piene di buche. Di nuovo maternità: questa volta la donna è arrivata troppo tardi, dopo 2-3 giorni di tentativi di partorire a casa. Non si sente il battito cardiaco del feto,faccio un ecografia e si conferma la morte intra uterina. Ancora peggio: c’è una placenta previa, cioè la placenta è sulla via d’uscita del feto. Se partono le contrazioni rischia un emorragia gravissima. Giusto il tempo di pensarlo e le contrazioni cominciano davvero. Fare un taglio cesareo per un bambino morto è una brutta esperienza, però almeno la vita della mamma è salva. Oggi si festeggia: Maddalena, la pediatra, sta per rientrare in Italia e ha organizzato un piccolo party in reparto. Lei e Susanna gonfiano quei palloncini che spesso si vedono alle fiere anche da noi, sono lunghi e stretti e li puoi modellare in varie forme. I bambini sono tutti lì ma non si accalcano, non gridano, non pretendono … aspettano che venga il loro turno per averne uno. Madò (la piccola con il dito amputato) mi salta in braccio. Tutte le volte che mi vede sembra mi voglia ringraziare ... e io le ho portato via un dito! Seconda uscita: abbiamo 1 ora per andare al mercato grande del villaggio di Chiulo, sono circa 2 km che facciamo volentieri a piedi. Quando arriviamo ci tuffiamo tra le bancarelle coloratissime di tessuti, bibite, barattoli e un po’ di frutta (finalmente). Dura poco: c’è un ragazzo per terra incosciente con la bava alla bocca davanti ad un chiosco che vende bibite. Puzza di alcool, lo conoscono e dicono che è sempre ubriaco, è un poveraccio. Nessuno si muove; forse hanno ragione loro ma non riusciamo a far finta di nulla … potrebbe aver avuto delle convulsioni. Chiamiamo l’ambulanza dell’ospedale e lo trasferiamo in un letto per osservarlo: fine della passeggiata. Ho fatto in tempo a comperare delle arance. Vado verso casa, passo davanti alla pediatria e incontro Madò, le regalo un’arancia. Mentre la mangia con la gioia negli occhi mi vengono in mente troppi pensieri, troppi paragoni e mi si stringe la gola; meglio tornare rapidamente in casa, non sta bene piangere alla mia età. Ormai è quasi finita, sono gli ultimi giorni. Questa domenica mi piacerebbe finalmente assistere alla S. Messa. Mi chiamano in ospedale alle 6 : un carcerato muore per l’ AIDS e la TB, non posso far nulla di più che assisterlo. Rientro intorno alle 9.30, la Messa degli adulti è già finita, però c’è quella dei bambini alle 10.30. Ci vado. Sono nell’ultima fila e ascolto le belle voci del coro che canta quasi ad ogni passaggio del cerimoniale, la predica è in portoghese: incredibile, capisco quasi tutto! Però è facile, è la parabola del lebbroso guarito da Gesù. Il prete fa il paragone con i malati ricoverati in ospedale, è una bella predica, semplice e diretta e usa parole ed esempi concreti che possono capire anche i bambini. Che bello, capisco il portoghese di livello infantile! Ultimo giorno. Sono morto di stanchezza, l’ esperienza è stata molto intensa, non solo fisicamente; forse ancora di più per l’impegno emotivo. Ho davanti agli occhi centinaia di volti e voci che chiedono aiuto sommessamente, senza urlare né protestare, per ritardi o presunte incompetenze o mancanze. Ho voglia di dormire, domani parto alle 7. Solita chiamata delle 2 di notte: anche l’ultimo giorno, maledizione! C’è una bambina di 7 mesi che sta molto male. Mi ricordo che Marco mi ha accennato al problema, questa mattina l’aveva ricoverata dopo aver diagnosticato una infezione respiratoria. Durante la visita aveva notato delle escoriazioni sul corpo, ha avuto un sospetto e ha fatto eseguire il test per la sifilide alla madre: positivo! Dopodichè ha fatto eseguire il test per HIV (AIDS): positivo! Conclusione: la bambina era affetta da polmonite come complicazione su sifilide e AIDS. Bravo Marco! Mi cambio, afferro la pila e mi avvio. Passo zig-zagando tra i materassini e le stuoie dove dormono i parenti sulle verande, imbocco il corridoio verso la pediatria e nel cono di luce fatto dalla pila mi ritrovo a 1 metro da una grossa vipera arrotolata sul cemento! Mi si gela il sangue, ma subito mi accorgo che non si muove, è in una posizione poco naturale: è appena stata ammazzata dagli infermieri che sono venuti a chiamarmi. A guardarla da vicino è molto bella: la pelle è coperta da disegni triangolari di un colore che varia dal beige al marrone chiaro all’ocra, in perfetta tenuta mimetica per gli arbusti della savana. Questi “animaletti” hanno denti lunghissimi fino a 2 cm e in doppia fila. Così se dovessero spezzarsi i primi, infilati in qualche grossa preda che si dibatte, ecco pronti i secondi a salvare il povero animale dalla morte per fame. Ora finalmente capisco quella donna che mi raccontava di essere stata morsa nel sonno. La vipera era distante meno di 5 metri dalle persone che dormivano sulla veranda; di notte la temperatura scende e i rettili cercano volentieri le aree più calde. Arrivo ancora un po’ scosso dalla bambina: è bellissima! Una bambolotta nera con i riccioli decorati da perline, occhioni grandi e spalancati, ma sta davvero male, rantola e ha le estremità cianotiche. Dovrei fare accendere il generatore per darle un po’ di ossigeno. Se accendiamo il generatore durante la notte c’ è il rischio che il motore, già molto usurato, non ce la faccia e così saremmo senza elettricità in tutto l’ospedale per un bel po’, forse settimane, forse mesi. Mentre sto combattendo con me stesso, lei mi toglie il disturbo: se ne va, lieve come un angelo. Così ho chiuso con Chiulo: immagini di dolore e di speranza, disperazione e gioia. Dell’Angola ho visto davvero poco … ma questo “spezzone” di film vissuto mi ha raccontato tanto sulla gente che abita li, nel Sud del paese. Gente che conduce un’esistenza difficile con grande dignità. Non ho assistito allo spettacolo miserevole della richiesta di soldi a tutti i costi (come succede altrove) solo perché hai la pelle bianca e vesti meglio di loro. Questo mi dà una grande speranza che un popolo così possa farcela ad uscire dalla miseria. Noi, Medici con L’Africa, vogliamo stare con loro. Dr. Massimo Brenna Medici con l’Africa Como - Onlus

sabato 31 marzo 2012

risposta a LV

cara L, Grazie per la mail di risposta all'ultimo post. In 10 "turisti impegnati" in giro per l’Etiopia è un bell’impegno! E dove alloggerete nell’Ospedale di Wolisso? Hanno così tanti posti o simulerete un infarto collettivo per farvi ricoverare? Si, la Direttora di Chiulo è una persona davvero molto valida ma anche con lei ci sono divergenze, in particolare perché non può prendere posizioni nette contro alcune persone che hanno comportamenti inaccettabili: continue assenze ingiustificate, svogliatezza patologica sul lavoro, coma alcoolico in servizio, occupazione abusiva di preziosi alloggi per le infermiere, pascolo di vacche-capre-asini-maiali nel terreno dell'ospedale (per cani-gatti-galline bisogna proprio rassegnarsi) e tanti altri problemi piccoli e grandi. Come sempre, i problemi facili da risolvere sono stati risolti da tempo, quelli difficili, perché si scontrano con mancanza di norme da applicare con rigore o con l’esistenza di norme sociali, tradizionali, non scritte ma ancor più vincolanti di quelle legali, invece restano. Di quelli risolti non ci si ricorda più, quelli che restano sembrano ingigantirsi e per me è ancor più frustrante vedere che gli altri si aspettano che vengano risolti in quattro e quattr’otto e invece si trascinano per mesi o anni. Non è per niente facile lavorare quaggiù … i problemi apparentemente insolubili compaiono nei campi e con i tempi dove meno te li aspetti. E non c’è la possibilità di dedicarci abbastanza tempo, per trovare una soluzione percorribile, per via legale o tradizionale, perché intanto ci si deve fare in quattro e in otto per risolvere altri problemi concreti: riparare i continui guasti delle auto e delle apparecchiature sanitarie senza riuscire a trovare tutti i pezzi di ricambio necessari, cercare di non far mancare combustibile, alimenti e farmaci all’ospedale senza riuscirci sempre, tappare i buchi nell’organico per le continue assenze (per malattie del personale e dei loro parenti, per funerali nella famiglia estesa -e qui le famiglie sono MOLTO estese!-, per prelevare i soldi dello stipendio nella capitale, distante oltre 2 ore di auto, per seguire lì o in città ancor più distanti, estenuanti e tortuose pratiche burocratiche necessarie per la pensione, l’avanzamento di carriera, il riconoscimento del servizio militare, l’iscrizione di figli e altri giovani parenti alle scuole superiori o all’università; per poi spesso trovare che il necessario collegamento internet non funziona o che il funzionario preposto non c’è e torna chissà quando … insomma un incubo! E anche la Direttora qualche volta si assenta, per gli stessi motivi personali o famigliari. Bè, divertitevi in Etiopia … li sono più poveri e altrettanto disorganizzati di qui, ma forse la Polizia è meno arcigna. Grazie della mail e ciao, Marco

domenica 25 marzo 2012

piogge e tubercolosi

Carissimi, qui nel Kunene la stragrande maggioranza della popolazione è ancora dedita all’agricoltura, fatta ancora con la zappa e tutt’al più con l’aratro tirato da buoi. E l’agricoltura dipende dalle piogge, non essendoci sistemi d’irrigazione. Ma quest’anno le piccole piogge, a ottobre e novembre, quando si pianta, non sono state seguite dalle consuete piogge modeste e irregolari ma comunque necessarie: le piogge sono cessate del tutto, i germogli si sono seccati e ora sono si arrivate le grandi piogge ma è ormai troppo tardi per piantare di nuovo … per metà aprile finiranno anche loro e poi sarà cielo sereno e sole a picco per mesi. Così si prospetta una carestia e c’è già qualche paziente che chiede di non essere dimesso perché a casa hanno esaurito il raccolto dell’anno scorso, mentre qui polenta e fagioli finora non li abbiamo fatti mancare (ci ho messo 700 dollari anche io! chissà se l’ospedale potrà restituirmeli?). E molti pazienti con la Tubercolosi, che da qualche settimana sono seguiti da me, hanno un insieme di segni e di sintomi che potrebbero essere dovuti al beri-beri, malattia da carenza di Vitamina B1, in Italia ovviamente sconosciuta. Vedremo se somministrandogli la vitamina i sintomi miglioreranno … qui le diagnosi si fanno spesso così: si ipotizza che il malato abbia una particolare malattia, poi se la cura funziona allora era proprio quella malattia. Ieri, 24 marzo, era la Giornata Mondiale della Tubercolosi e la direzione Provinciale di Salute il 21 ci ha comunicato che, non avendo soldi per organizzare alcunché nella capitale della Regione, la Giornata sarebbe stata celebrata a Chiulo, dove comunque c’è l’unico tubercolosario della Regione. Così in quattro e quattr’otto i giardini sono stati ripuliti, le pozze d’acqua asciugate, buoi-maiali-asini-capre cacciati fuori dall’Ospedale, i reparti lavati da cima a fondo e perfino è stato arrangiato un pranzo a base di pollo e patate fritte ma per i soli rappresentanti delle varie istituzioni. Sotto il grande albero che c’è all’ingresso dell’ospedale sono state disposte sedie, panche e un tavolinetto, la TV angolana ha piazzato i suoi treppiedi con telecamere, la Direttora Regionale della Salute Pubblica ha fatto un discorso, poi ne ho dovuto fare uno io, in italo-portoghese, temo, poi abbiamo visitato la tisiologia. Lì ho presentato alla Direttora Regionale una paziente che viene addirittura da Luanda, 1.600 km a nord di qui, mentre un’altra, che viene da Namibe, 350 km a ovest, non c’era perché è così migliorata che se ne sta sempre in giro; la signora di Luanda è poi stata intervistata dalla TV (ma ho chiesto alla giovane giornalista che prima chiedesse l’autorizzazione alla paziente, che non era affatto obbligata di farsi conoscere dall’intero Paese). Quindi il pranzo e un’altra intervista, stavolta solo a me nel mio ufficio nella Direzione dell’Ospedale. Tutto questo mio protagonismo non è dovuto ad un improvviso raptus megalomanico ma al fatto che la Dr.a Judite, la nostra ottima Direttora, è andata a Lubango, 250 km a ovest, e quindi io dovevo farne le veci, sennò è lei che se la sa cavare benissimo anche con conviti, discorsi e interviste. Pare che finalmente ci sia una buona notizia proprio sulla Tubercolosi: da agosto il Programma Nazionale per la Lotta alla Tubercolosi invia in tutta l’Angola quantità insignificanti di anti-tubercolari; qui a Chiulo abbiamo resistito un po’ con l’aiuto del Cuamm e tassandoci noi medici ma i malati sono 400 ogni anno, con un costo complessivo insostenibile per noi e quindi già a dicembre avevo scritto al Municipio (che corrisponde alla nostra Provincia) chiedendo di provvedere loro, coi 2 milioni di dollari che annualmente ricevono per il solo settore sanitario, ad acquistare i farmaci per tutta la loro popolazione … ma allora non c’era stata risposta. Ora, però, è cambiato il capo del Settore Salute: il sig. Luis Salvador è un infermiere decisamente sovrappeso ma con un cervello pensante: in mezz’ora di colloquio ci siamo messi d’accordo, io ho scritto una nuova lettera con la stima di quanto ci vorrà per trattare 160 malati per 3 mesi e lui pare l’abbia fatta accettare dall’Amministratore Municipale (praticamente il Prefetto: qui non c’è il Presidente, eletto, come in Italia). Ora ci vorrà del tempo: richiesta preventivi, scelta del fornitore, acquisto e trasporto, ma insomma intanto tiriamo avanti coi farmaci nel frattempo procurati nuovamente dal Cuamm … col rischio che, spargendosi la voce che qui a Chiulo gli anti-tubercolari ci sono, verremo presto subissati da ondata di tubercolotici alla disperazione provenienti da tutta la Regione e oltre! Cari saluti a tutti … e fatevi vivi! Marco

domenica 4 marzo 2012

una settimana impegnativa


Finalmente una domenica di riposo, senza particolari questioni urgenti da affrontare.
Oddio, ci sono tante cose da fare che mi aspettano nei prossimi giorni e oggi ho approfittato della relativa calma per pianificarle e prepararle.
Nei giorni scorsi ho già avuto l’incontro col nuovo capo-laboratorista sulle apparecchiature e i reagenti di laboratorio da acquistare per rilanciare quel servizio. Ma già domattina abbiamo fissato un incontro con l’èquipe della Salute Pubblica (vaccinazioni, individuazione bambini denutriti e persone HIV+, consultorio ostetrico, distribuzione zanzariere impregnate di insetticida, tutte attività effettuate sia nell’Ospedale che, 3 volte per settimana, in 14 altre località del vastissimo Comune di Mucope, quello dove si trova Chiulo) per presentar loro la dr.a Laura, la nuova medica del Cuamm che coordinerà queste attività in tutta la Provincia, e per presentare a Laura l’èquipe, le sue attività e i suoi problemi, che non sono pochi, sia quantitativi (irregolarità nelle uscite, frequenti assenze dei singoli infermieri e conseguente sospensione della relativa attività di cui l’assente si occupava), sia qualitativi (insufficiente educazione sanitaria verso i casi individuati, p. es. donne HIV+, madri dei denutriti, e mancata distribuzione di alcuni farmaci: antimalarici e ferro alle gravide, Vitamina A a bambini e puerpere).
Nei giorni successivi dovrò organizzare incontri con l’èquipe delle statistiche per avere statistiche più complete e qualitativamente migliori; poi con l’ambulatorio infermieristico per arrivare a scrivere diagnosi corrette nei registri (e sui fogli dei singoli pazienti) in modo che poi l’èquipe statistica possa finalmente raccogliere dati epidemiologici (oggi non sappiamo quanti casi di malaria o diarrea o polmonite ecc. curiamo ogni anno, né come ricoverati né come pazienti ambulatoriali; né quindi sappiamo quali sono le 10 o 20 principali cause di malattia, messe in ordine di numerosità, trattate in questo Ospedale … ma i Governativi sono messi peggio: quello delle statistiche sanitarie è un problema generale in un ambiente nel quale quei dati, quei numeri, praticamente non hanno significato).
Altro incontro sarà con l’èquipe che si occupa della gestione dei farmaci: molto è già stato fatto sul controllo dell’entrata e uscita dei farmaci ma resta ancora da correggere qualche errore e completare il processo, p. es. dando a tutte le entrate dei farmaci un valore monetario anche se sono donazioni, per sapere quanto consuma annualmente l’ospedale e quanti soldi dovrebbe procurarsi se l’uno o l’altro dei donatori si facesse indietro.
Altro incontro, sempre sui farmaci, è invece conseguenza del lavoro della prima èquipe, e coinvolge anche medici, ambulatorio infermieristico e in pratica tutti gli infermieri che prescrivono farmaci: quelli dei settori TBC-lebbra, AIDS, consultorio ostetrico; c’è da stimare il fabbisogno annuale di farmaci e materiali di consumo, per dare la possibilità all’Ospedale di programmarne l’acquisto trimestralmente o semestralmente, chiedendo ai vari finanziatori di farsi carico di parte del fabbisogno complessivo in base alle loro specificità: c’è chi si occupa dell’AIDS e sue malattie opportunistiche, chi della salute materno-infantile, chi non vuole comprare farmaci ma è disponibile ad acquistare materiale sanitario e di laboratorio e attrezzature ecc. … un puzzle complesso che si può completare con successo solo se si ha nero su bianco il quadro complessivo. Finora questo lavoro l’ho fatto io, e prima di me altri medici del Cuamm, ma la Direzione dell’Ospedale deve appropriarsene perchè è un’attività troppo importante, strategica, per lasciarla esclusivamente nelle mani di stranieri.
Il problema, con questi incontri interni all’ospedale, ma anche di quelli al di fuori, è che spesso mancano personaggi-chiave per un motivo o per l’altro: altre riunioni altrove, funerali, parenti ricoverati qui o altrove da assistere, esami scolastici, necessità di prelevare i soldi dalla lontana banca, pratiche burocratiche da districare ecc., per cui è spesso necessario fissarli per nuove date, perdendo così giorni e settimane.
Dovrò anche andare a Xangongo, capoluogo della nostra Provincia di Ombadja, a parlare col Responsabile della Ripartizione della Salute per ribadire 1) la necessità di un appoggio concreto al nostro Ospedale (abbiamo chiesto 50.000 $/trimestre) e 2) la nostra richiesta di essere consultati quando si fa la programmazione delle attività e spese sanitarie, perchè le nostre conoscenze e la nostra esperienza, come Ospedale e come Cuamm, potranno essere molto utili anche alla Provincia, alla quale il Governo dà molti soldi ma che non ha esperienza di programmazione … e si vede.
A Xangongo dovrò anche incontrare il Presidente della Provincia, per consegnargli l’invito del Vescovo a partecipare alla prima riunione del Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale di Chiulo, fissata per il 29 marzo nell’Episcopato; dovrò spiegargli perché il Vescovo si è deciso a istituire un CdA, quali vantaggi si aspetta, quali sono i compiti dei suoi membri, tra i quali anche lui è stato nominato.
E la stessa cosa dovrò fare con tutti gli altri membri che ancora non ne sono al corrente: Direttore Regionale della Salute, un Vice-Governatore Regionale in carica e uno in pensione, tutti da raggiungere a Ondjiva, capoluogo della Regione.
Ma col dr. Eleuterio Hivilikwa, Direttore Regionale della Salute, dovrò anche parlare della nostra Scuola Infermiere, alla quale manca ancora qualche insegnante, e dell’inaccettabilmente prolungata mancanza di farmaci anti-tubercolari, che dovevano essere inviati dallo specifico Programma Nazionale, e della proposta che abbiamo pensato per affrontare questa emergenza: calcolare storicamente quanti malati hanno le 6 Province del Kunene, calcolare il conseguente fabbisogno semestrale di antitubercolari, chiedere il preventivo del loro costo suddiviso per Provincia, chiedere al Governatore di ordinare ai vari Presidenti di Provincia di acquistare i farmaci separatamente, ognuno per i propri malati, ma dallo stesso fornitore, in modo da organizzare un trasporto unico e una ripresa di trattamento unica in tutta la Regione, per scongiurare migrazioni di pazienti ormai alla disperazione, visto che questa assenza di farmaci si trascina da agosto!
Un’altra questione da affrontare a Xangongo è lo scottante problema dei carcerati del Penitenziario di Peu-Peu, ad appena 7 Km dal capoluogo. Il nostro è l’unico ospedale della Regione che li accetta quando si ammalano: anche l’Ospedale di Xangongo, come l’Ospedale Regionale di Ondjiva, quando ne ricevono qualcuno si limitano a prescrivergli una cura e non li ricoverano, qualsiasi siano le loro condizioni. Così le Guardie Carcerarie quelli gravi sono costretti a portarli da noi, che ci siamo organizzati mettendo le sbarre alle finestre di uno stanzone del Reparto Uomini (sennò la notte li ammanettavano ai letti). Ma data la gravità delle loro condizioni, dato che quasi tutti hanno la TBC e/o l’AIDS (pochi hanno ferite da curare, ipertensione, insufficienza cardiaca, asma, polmonite … insomma le altre comuni malattie degli adulti) questi poveri carcerati si stanno accumulando e tra i loro letti, messi di dritto e di traverso per farcene entrare di più, c’è appena lo spazio per entrare di lato a visitarli; e quelli con l’AIDS che ancora non hanno la TBC finiscono col prendersi anche quest’ultima, perché devono convivere con i tubercolotici.
Insomma un bel po’ di attività, più che altro di organizzazione e di relazioni interpersonali, che mi costringeranno a confrontarmi con persone del tutto diverse, da Patricio, il povero poliomielitico che partecipa alla gestione dei farmaci perché capisce qualcosa di computer (e perché bisogna pur aiutarlo, essendo solo e ridotto a camminare con le mani, seduto per terra, quando scende dalla sua vetusta tricicletta con pedali a mano), ai Vice-Governatori e al Presidente di Provincia, gente di potere, nominati dal Presidente della Repubblica in un Paese che per ora è solo teoricamente multipartitico.
Non ci sarà da annoiarsi, tanto più che manca la Direttora dell’Ospedale, in questi giorni in Italia per una serie d’incontri e conferenze organizzate dal Cuamm e da alcuni suoi Gruppi d’appoggio: è lei che di solito si fa carico degli incontri istituzionali, nei quali è molto abile, conoscendo l’organizzazione del potere in Angola, i modi giusti per proporre certe questioni, senza che l’Altro se le senta “imporre”. Una bella responsabilità per me, straniero e quindi ignaro di troppi meccanismi, regole, rapporti ed equilibri locali. Speriamo bene e che gli Altri che incontrerò siano tolleranti verso la mia ignoranza! Fortuna che di solito verrà anche la dr.a Laura, che ha sposato un angolano, il portoghese lo sa piuttosto bene e quindi mi aiuterà a spiegarmi il meglio possibile.
A presto.
Marco